Così ci parla Carlo Acutis

Alcune ragazze genovesi hanno realizzato un’intervista immaginaria al giovane beato

Carlo Acutis
Le giovani autrici dell'intervista a Carlo Acutis (C) Mayra Novelo

Le ragazze della classe quinta di catechismo della Basilica di S. Maria Immacolata a Genova hanno fatto un’intervista immaginaria a Carlo Acutis, di cui oggi ricorre la prima memoria liturgica dopo la beatificazione.

Può essere difficile parlare di Gesù ai bambini, ma è importante far loro sapere chi Egli è e quanto amore ha per loro. Ce l’ha chiesto Lui stesso quando ha detto: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio” (Lc 18,16).  Un ottimo modo per avvicinarli al Signore è mostrare la vita dei santi.

La messa di beatificazione di Acutis (C) Vatican Media

Per questa ragione, all’inizio dell’anno catechistico abbiamo “intervistato” Carlo Acutis, un ragazzo, che come loro ha usato il pc, i social, lo smartphone. Morì all’età di 15 anni di leucemia nel 2006. Il primo millennial proclamato beato, il 10 ottobre 2020.

La storia del giovane beato ha riempito di curiosità le ragazze e così attraverso domande ideate da loro stesse, ci siamo immerse in aspetti molto interessanti della sua breve, ma intensa, vita. Non potendo parlare direttamente con lui, ci siamo avvicinati alle persone che l’hanno conosciuto personalmente: la madre, il parroco, il postulatore della causa, i medici che l’hanno avuto in cura ci hanno raccontato molte cose interessanti. In questo modo, le nostre ragazze hanno scoperto cosa aveva di speciale questo ragazzo vissuto appena 15 anni.

Carolina Vassallo, Pamela Lemba e Teresa Bolla presentano il messaggio legato alla spiritualità vissuta da Carlo.

Come è stato conoscere intensamente Gesù? Come ti è successo di credere tanto a Gesù? Chi ti ha dato il motivo per ricevere tutti giorni l’Eucaristia? Come facevi a ricordarti di andare in Chiesa?

Ho scoperto Dio nella celebrazione della messa, per questo ho capito che era importante parteciparvi tutti i giorni. Ascoltavo e leggevo attentamente il vangelo che per me diventava sempre di più la bussola della mia vita. Mi impegnavo ad andare in chiesa ogni giorno per incontrare Gesù nell’Eucaristia, in quanto credevo fermamente nella presenza di Dio nei tabernacoli delle chiese. Sentivo Gesù Eucaristia come il mio più grande amico e cercavo di stargli vicino ogni giorno. Dicevo sempre alla mia famiglia e ai miei amici che “Si va diritti in paradiso se ci si accosta tutti giorni all’Eucaristia”.

Sentire suonare le campane o avere una chiesa vicina risvegliava sempre in me il desiderio di stare con Gesù. Avevo molta attenzione e disponibilità verso chi soffriva, in quanto in loro vedevo Gesù. Sovente alla sera mi facevo accompagnare da mia mamma per le strade di Milano, dove dormivano le persone senza fissa dimora, per portare loro dei sacchi a pelo.

Il mio più grande desiderio era quello di far conoscere Gesù agli altri, per questo ho progettato anche una mostra virtuale sui miracoli eucaristici che sono avvenuti in varie località di tutto il mondo. Grazie ai miei genitori, dopo la mia morte, la mostra ha potuto essere esposta in giro per il mondo ed è stata visitabile anche nella vostra Genova, nella chiesa di S. Marta dal 22 di ottobre al 22 novembre 2020.

Virginia Rossi, Paola Canessa e Eugenia Navone lo interrogano sulla malattia

Come hai scoperto di avere la malattia? Come l’hai vissuta? La tua famiglia come ha reagito quando è stata diagnosticata? Eri contento di andare in paradiso?

La mia malattia è stata fulminea, me ne sono andato in tre giorni e avevo appena compiuto 15 anni. Subito sembrava un’influenza, poi i medici hanno scoperto che era leucemia. Quando la diagnosi mi è stata comunicata, l’ho accettata con molta serenità, cercando di non lamentarmi mai. Come potete vedere in un video che ho lasciato, cercavo di essere sereno e mi ripetevo: “Sono malato, sto per morire”. Ero felice pensando che sarei andato in paradiso e avrei incontrato Gesù; anche mia mamma, mentre mi assisteva accanto al letto, ha sentito che, tra me e me, dicevo: “Offro tutte le sofferenze che patisco al Signore per il Papa e la Chiesa e per poter andare dritto in Cielo”.  Ai medici che mi curavano e che cercavano di attenuare i dolori più forti, ripetevo: “C’è gente che soffre molto più di me”.

Annalisa Nervi, Maria Luigia Vassallo e Benedetta Balocco dopo aver ascoltato tanti esempi di virtù di Carlo Acutis, si chiedono se fosse un ragazzo normale

Come eri con i tuoi compagni di scuola? Avevi timore a parlare di Gesù perché forse ti prendevano in giro? Eri un bambino viziato? Era bello per te vivere in questa maniera?

Come potete vedere da tutte le fotografie e i video che mi riguardano, ero un ragazzo normale e semplice. Da bambino giocavo come tutti, mi piaceva tuffarmi in mare, mi divertivo a usare il computer e a navigare in internet, soprattutto ritenevo che questi potessero essere strumenti per far conoscere Gesù a molte persone. Avevo anche tanti amici. Come sanno le persone che mi hanno conosciuto sia in chiesa che a scuola, non avevo nessuna paura o vergogna a parlare di Gesù e non temevo di essere preso in giro perché amavo l’Eucaristia.

I commenti delle ragazze

Questa breve storia di santità fa parte del grande viaggio e della grande missione dei santi. Il percorso personale di Carlo Acutis ci invita a lasciarci trasformare a poco a poco dalla grazia di Dio per dare a Dio e agli altri il meglio di noi stessi. Questa realtà viene evidenziata dalle seguenti conclusioni delle ragazze del catechismo.

(C) Mayra Novelo

«L’intervista mi ha lasciato un segno – dice Carolina Vassallo – Ho capito quanto sia importante andare a messa, soprattutto la domenica, e fare la comunione». «Mi è dispiaciuto tanto che se ne sia dovuto andare così giovane – spiega Pamela Lemba – ma, con la sua vita, Carlo ha lasciato alla sua famiglia felicità e serenità». «Non sapevo nulla della vita di Carlo Acutis e quando abbiamo iniziato questa intervista ero curiosa – aggiunge Teresa Bolla – ora ho imparato quanto sia importante seguire la strada che Dio ha per ciascuno di noi». Maria Luigia Vassallo dice: «La storia di Carlo Acutis mi ha lasciato il messaggio che Gesù esiste davvero e che l’Eucaristia è molto importante!».

«Con questa intervista ho preso il coraggio di andare sempre a messa – spiega Annalisa Nervi – devo raccontare agli altri la vita di Carlo Acutis e ho capito che l’amicizia con Gesù è qualcosa che non posso tenere solo per me stessa». «Abbiamo fatto una cosa bellissima perché ho capito che per Dio ognuno di noi è unico – dice Eugenia Navone – È una cosa meravigliosa essere amici di Gesù». «Quando abbiamo visto tutti i video su Carlo Acutis – spiega Virginia Rossi – ho capito che Gesù è sempre con noi e ho anche visto quanto sia importante aiutare le persone bisognose, come ha fatto Carlo Acutis che ha persino condiviso la sua merenda con i poveri». «Carlo andava a messa con piacere: questo per me è impressionante!» – conclude Benedetta Balocco.