La crisi del Libano “torna” in Vaticano

Il primo ministro Mikati ricevuto dal S. Padre e dal Segretario di Stato Parolin

Libano
L'incontro tra il S. Padre e Mikati (C) Vatican Media

Questa mattina, il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Primo Ministro del Libano, Najib Mikati, che si è successivamente incontrato il Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, accompagnato da mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

La crisi libanese

Lo scambio di doni (C) Vatican Media

“Nel corso dei cordiali colloqui in Segreteria di Stato – afferma una nota della Sala Stampa vaticana – sono state sottolineate le storiche relazioni che intercorrono tra la Santa Sede e il Libano e l’importante ruolo che la Chiesa cattolica ricopre nel Paese. Si è fatto riferimento alla situazione attuale che il popolo libanese sta vivendo, soprattutto riguardo alla crisi politica e alle condizioni socio-economiche, auspicando che la giustizia, le necessarie riforme e il sostegno della comunità internazionale aiutino a risollevare le sorti del Paese dei Cedri.

Inoltre, nel ribadire quanto sia importante promuovere il concetto di piena cittadinanza di ogni libanese, si è sottolineata l’importanza della convivenza pacifica, affinché il Libano continui ad essere un messaggio di pace e di fratellanza che si leva dal Medio Oriente”.


Gli interventi del Papa

Il Libano continua ad essere nel cuore del Papa, che non manca di far sentire la sua vicinanza a quel Paese così duramente provato negli ultimi anni da fenomeni migratori, da tragedie come l’esplosione al porto di Beirut, da una crisi politica e umanitaria devastante. Papa Francesco ha più volte manifestato il suo desiderio di visitare il Paese. Ha rinnovato la sua solidarietà al presidente Aoun in una lettera dello scorso maggio e ha promosso l’incontro di preghiera per il Libano lo scorso 1° luglio.

La giornata di preghiera

In quella occasione, il S. Padre ribadì che “il Libano deve restare un progetto di pace” e non mancarono richiami ai politici e alla comunità internazionale affinché si smetta di “usare il Libano e il Medio Oriente per interessi e profitti estranei”.