L’Occidente nuova terra di missione?

Il cardinale Tagle: “Pregare lo Spirito Santo e testimoniare”. Mons. Dal Toso: “Ci sono segnali positivi”

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Il cardinale Tagle con il S. Padre (C) Vatican Media

Nel suo intervento in occasione della presentazione della Giornata Missionaria Mondiale, mons. Dal Toso ha ricordato come la venerabile Pauline, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, prima delle Opere Missionarie, “voleva coinvolgere nella missione in terre lontane per evangelizzare nelle terre vicine”. Alla luce delle cifre dell’annuale dossier di Fides, viene da pensare che l’Occidente sia la nuova terra di missione, nonostante l’Asia, ad esempio, abbia appena il 3% di cristiani, la metà dei quali nelle Filippine. Come si può riprendere concretamente l’esempio della prossima beata per rinvigorire la fede in un Occidente sempre più scristianizzato? Exaudi ha rivolto questa domanda ai partecipanti alla conferenza stampa. Ecco le risposte:

Cardinale Tagle: “Pregare lo Spirito Santo”

Prima di tutto bisogna pregare lo Spirito Santo. La fede è un dono dello Spirito Santo. Credo che abbiamo iniziato con un atteggiamento di grande umiltà. Siamo preoccupati per l’Europa e per tutto il mondo, riconosciamo, come dice san Paolo, che nessuno può dire Gesù è Signore se non per grazia dello Spirito. Che però opera attraverso la testimonianza. Non sono un esperto in relazione all’Europa, sappiamo che anche l’Europa sta diventando territorio di missione e noi abbiamo comunque bisogno di testimonianze che attraverso la propria vita danno un annuncio vivo del Vangelo. Questo serve ad attirare le persone. Se noi cominciassimo con concetti teorici, alcuni non sarebbero in grado di comprendere. Bisogna partire con le testimonianze che aprono le porte.

Testimoniare

Il cardinale ha raccontato un aneddoto: “Ho visitato un campo profughi e nessuno era cristiano. Il capo del campo mi chiese ‘ma tu sei diverso da noi, perché i cristiani fanno questo per noi?’. Ho capito che non era solo curioso, voleva sapere il motivo del nostro ‘sacrificio’, del nostro aiuto. Ho pensato che lo Spirito ha usato questa situazione per aprire le porte. Gli ho risposto che il nostro maestro Gesù ci ha insegnato ad amare tutti e lui mi ha detto che voleva conoscerlo. Non dobbiamo minimizzare questo semplice contribuito delle testimonianze”.

Dal Toso: “Ci sono segnali positivi”

Mons. Dal Toso (C) Acali / Exaudi

È vero che c’è questa scristianizzazione ma vorrei sottolineare che non c’è solo questo. Anche in Europa ci sono molti segni di comunità vivaci, per esempio in Francia mi risulta una ripresa del numero di ordinazioni sacerdotali. Poi penso che, grazie a Dio, la Chiesa in Europa raggiunge ancora molte persone. Il secolarismo è molto forte ma si devono implementare percorsi di iniziazione cristiana per chi è già in qualche modo vicino alla Chiesa ma vuole approfondire cos’è il cristianesimo. Serve una conoscenza che non sia solo teologica, la dimestichezza con i contenuti della fede è debole anche da parte dei cristiani. Dobbiamo trovare i mezzi per introdurre i fedeli a una conoscenza più profonda di questi contenuti.

Suor Alessandra Dalpozzo: “Abbiamo colto i frutti”

Porto l’esperienza della mia Congregazione. Il nostro è stato un andare in missione che ha portato frutti di presenza, di vocazioni ma è stato anche qualcosa che ha coinvolto di più le persone con cui collaboriamo qui. In questo impegno di iniziative e cammini spirituali diventa un surplus di vita per tutto. La missione ci coinvolge tutti come cristiani, in qualsiasi parte del mondo. Occorre anche aprire il cuore all’interculturalità, che ci arricchisce ma richiede impegno di attenzione e creatività.

Suor Roberta Tremarelli: “Ripartire dalla famiglia”

Infine, suor Roberta Tremarelli, segretario generale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, ha ricordato come durante la pandemia sia stato fondamentale il coinvolgimento delle famiglie attraverso “le proposte che bambini e ragazzi condividevano. In questo tempo tutta la famiglia ha partecipato alla preghiera e alle attività di formazione. In Europa, dove la famiglia è indebolita, dovremmo continuare a coinvolgerla a livello di chiesa locale”.