Omofobia: la Cei chiede dialogo aperto sul ddl Zan

Ribadito il ruolo unico e insostituibile della famiglia fondata su un uomo e una donna

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Il cardinale Bassetti, presidente della Cei © Siciliani GennariCEI

Il contestatissimo disegno di legge Zan su omofobia, transfobia e misoginia, da tempo al centro di polemiche e forti contrasti, è stato calendarizzato in Commissione Giustizia al Senato italiano con 13 voti a favore e 11 contrari. Si tratta di un disegno di legge, già approvato alla Camera il 4 novembre 2020, sostenuto dalle forze politiche di centrosinistra mentre il centrodestra è contrario perché ritenuto limitativo della libertà di espressione.

La Presidenza della Cei, poco dopo la notizia, ha diffuso una nota ufficiale in cui afferma che sono “troppi i dubbi: serve un dialogo aperto e non pregiudiziale”. Una posizione in linea con quanto già affermato il 10 giugno dello scorso anno in merito alla legge sull’omofobia. E in nome di questa battaglia contro l’omofobia non si può mettere in dubbio, sostengono i vescovi, la “realtà della differenza tra uomo e donna”. Di seguito la nota dei vescovi italiani:

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi lunedì 26 aprile, coerentemente a quanto già espresso nel comunicato del 10 giugno 2020, nel quadro della visione cristiana della persona umana, ribadisce il sostegno a ogni sforzo teso al riconoscimento dell’originalità di ogni essere umano e del primato della sua coscienza.


No all’intolleranza

Tuttavia, una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna. In questi mesi sono affiorati diversi dubbi sul testo del ddl Zan in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali. È necessario che un testo così importante cresca con il dialogo e non sia uno strumento che fornisca ambiguità interpretative.

Vicinanza alle vittime di discriminazioni

L’atteggiamento che è stato di Gesù Buon Pastore ci impegna a raggiungere ogni persona, in qualunque situazione esistenziale si trovi, in particolare chi sperimenta l’emarginazione culturale e sociale. Il pensiero va in particolare ai nostri fratelli e sorelle, alle nostre figlie e ai nostri figli, che sappiamo esposti anche in questo tempo a discriminazioni e violenze. Con Papa Francesco desideriamo ribadire che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (Amoris Laetitia, 250).

La famiglia costituita da uomo e donna ha un ruolo unico

Alla luce di tutto questo sentiamo il dovere di riaffermare serenamente la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna, e riconosciamo anche di doverci lasciar guidare ancora dalla Sacra Scrittura, dalle Scienze umane e dalla vita concreta di ogni persona per discernere sempre meglio la volontà di Dio. Auspichiamo quindi che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire alla edificazione di una società più giusta e solidale.