«Protezione dei minori nella Chiesa»

Intervista all’Arcivescovo Filippo Iannone

Vatican News

Intervista all’Arcivescovo Filippo Iannone,
Prefetto del Dicastero per i Testi Legislativi
Accanto alle persone
più deboli e indifese

di Nicola Gori

Tra le novità più rilevanti del motu proprio che conferma Vos estis lux mundi c’è quella ripresa dal nuovo diritto penale canonico — in vigore dal dicembre 2021 — che individua nei minori, in coloro che hanno abitualmente un «uso imperfetto della ragione» e negli «adulti vulnerabili» le vittime di abusi sessuali da parte di chierici e membri di istituti di vita consacrata e società di vita apostolica.  Questa nuova norma, voluta da Papa Francesco, esprime «la particolare attenzione che la Chiesa riserva alle persone più deboli e indifese, punendo in modo esemplare la violazione della loro dignità e libertà», come afferma l’arcivescovo Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i testi legislativi, in questa intervista a «L’Osservatore Romano».

Quali sono le principali novità apportate al motu proprio Vos estis lux mundi per favorirne una «migliore applicazione» a quasi quattro anni dalla sua entrata in vigore?

Prima di accennare alle novità, mi sembra utile contestualizzare il documento che oggi viene pubblicato. Il motu proprio Vos estis lux mundi è stato promulgato da Papa Francesco il 7 maggio 2019 ed è entrato in vigore il 1° giugno successivo. Esso è frutto dell’incontro presieduto dal Santo Padre tenutosi in Vaticano nel mese di febbraio del 2019, cui parteciparono tutti i presidenti delle Conferenze episcopali per discutere della «protezione dei minori nella Chiesa». Il documento — come è detto nella premessa — ha la finalità «di stabilire procedure da adottare a livello universale volte a prevenire e contrastare gli orrendi crimini di abuso sessuale da parte di quanti assumono ministeri nella Chiesa, in primiss sacerdoti e consacrati», crimini che — aggiunge il Papa — tradiscono la fiducia dei fedeli. Proprio perché il testo ha introdotto «norme procedurali» nuove, il Papa stabiliva un periodo di sperimentazione di tre anni, scaduti i quali si sarebbe proceduto ad una verifica per eventualmente perfezionarle e correggerle al fine di raggiungere una loro migliore applicazione. Il che è avvenuto alla scadenza stabilita, con un’ampia consultazione delle Conferenze episcopali, dei Dicasteri della Curia romana, dei nunzi apostolici e di esperti in materia. Frutto di questa consultazione è il motu proprio che oggi viene pubblicato.

Tra le modifiche emerge una ulteriore precisazione sulle vittime di abusi: prima si parlava di minori e persone vulnerabili, adesso si parla di adulti vulnerabili e di persone che «abitualmente» hanno un «uso imperfetto della ragione». Può illustrarci cosa ciò comporta?

Venendo brevemente alle novità più rilevanti — tralasciando quelle che attengono più specificamente agli aspetti procedurali — il motu proprio circa le vittime di abusi sessuali da parte di chierici e membri di istituti di vita consacrata e società di vita apostolica riprende quanto già stabilito dal nuovo diritto penale canonico, vigente dal dicembre 2021, e le individua nei minori, in coloro che hanno abitualmente un uso imperfetto della ragione e negli adulti vulnerabili ai quali il diritto assicura particolare tutela. Questa nuova norma, voluta dal Papa, credo dimostri la particolare attenzione che la Chiesa riserva alle persone più deboli e indifese, la cui libertà e dignità devono essere da tutti
rispettate e protette, punendo in modo esemplare la loro violazione.

Le norme si applicano ora, oltre a chierici e religiosi, anche ai «laici che sono o sono stati moderatori delle associazioni internazionali di fedeli riconosciute o erette dalla Sede Apostolica». Quali aspetti implica questa novità?


Il documento tra i delitti tipizzati prevede anche quello dei vescovi ed equiparati — tra questi si comprendono anche i superiori generali di istituti di vita consacrata e società di vita apostolica — che con azioni od omissioni interferiscono o eludono le indagini canoniche e civili nei confronti dei soggetti colpevoli dei reati di cui si faceva cenno sopra (i cosiddetti insabbiamenti e coperture). Il documento ora estende il delitto anche ai responsabili di alcune associazioni clericali e ai laici moderatori supremi delle associazioni internazionali di fedeli riconosciute dalla Sede apostolica che assumono gli stessi atteggiamenti. Ovviamente tutti questi soggetti sono passibili di pena se
commettono essi stessi abusi sessuali. Una riaffermazione chiara e impegnativa dei doveri di giustizia e di coraggiosa applicazione delle norme del diritto penale nel governo e nella vita delle comunità della Chiesa.

Si specifica inoltre che le diocesi e le eparchie devono essere fornite di «organismi o uffici» — prima si parlava genericamente di «sistemi stabili» — facilmente accessibili al pubblico per la recezione delle segnalazioni di casi di abuso. Qual è la differenza rispetto alla versione precedente?

Non credo che questa possa essere considerata una novità sostanziale. Il Legislatore nel nuovo testo, raccogliendo l’esperienza di questi anni, ha specificato che i «sistemi stabili», di cui si parlava nel testo precedente, nella realtà si sono concretizzati appunto in organismi o uffici. Ciò che è importante è che devono essere «facilmente accessibili al pubblico» per ricevere la segnalazione di possibili delitti. E tale connotazione è ribadita anche nel documento in questione.

Si precisa che «è compito dell’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti procedere a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico». Può spiegare qual è il ruolo degli ordinari?

Quando un ordinario, un vescovo ad esempio, riceve la segnalazione che è stato commesso uno dei delitti di cui tratta il nostro documento, deve attivare la procedura prevista dal diritto, con le dovute indagini. Se la persona denunciata come autore del delitto è una di quelle elencate in Vos estis lux mundi, seguirà la procedura stabilita dal motu proprio (informerà il Dicastero competente della Santa Sede da cui riceverà le debite istruzioni); se invece la persona denunciata non è tra queste allora ugualmente si attiverà, ma secondo le norme comuni del diritto canonico, che attribuiscono a lui la responsabilità delle indagini e dell’eventuale processo.

Quali progressi, grazie a questo motu proprio, sono stati compiuti in questi anni nella lotta agli abusi nella Chiesa?

La risposta a questa domanda comporterebbe un’analisi dettagliata di quanto si è realizzato nelle singole diocesi in attuazione delle prescrizioni del motu proprio, il che sarebbe impossibile in questa sede. Quello che vorrei sottolineare è che a seguito di Vos estis lux mundi, a parte gli aspetti penalistici, si sono un po’ dappertutto attivate le buone prassi, ossia quei modi di agire che mettono al centro i più piccoli valorizzando la corresponsabilità comunitaria attraverso la partecipazione e formazione degli operatori pastorali. E questo come concreta espressione della cura e della custodia dei più piccoli, che è da sempre al centro delle numerose attività della Chiesa, in particolare delle
parrocchie, come più volte ha sottolineato Papa Francesco.
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