06 Maggio, 2025

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Riflessione di Mons. Enrique Díaz: Vieni, vendi quello che hai e poi seguimi

XXVIII Domenica Ordinaria

Riflessione di Mons. Enrique Díaz: Vieni, vendi quello che hai e poi seguimi
pexels Alexis

Mons. Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo per questa domenica, 13 ottobre 2024, dal titolo: “Vieni, vendi quello che hai e poi seguimi”.

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Sapienza 7,7-11: “In confronto alla sapienza, stimavo un nulla la ricchezza”

Salmo 89: “Saziaci, Signore, con la tua misericordia”

Ebrei 4,12-13: “La parola di Dio rivela i pensieri e le intenzioni del cuore”

San Marco 10,17-30: “Va’, vendi quello che hai e seguimi”

La prima lettura di questa domenica ci lancia alla scoperta della saggezza e del cammino per raggiungere la vera felicità. La risposta sta nel vangelo, uno di quei vangeli per i quali cerchiamo spiegazioni e diciamo che Gesù parla in modo figurato per non impegnarci seriamente in ciò che afferma. Prosegue il suo cammino con i suoi discepoli ed essi insegnano ciò che è più importante per la sua continuazione. Correndo, un uomo si avvicina e chiede a Gesù: “Che cosa devo fare per raggiungere la vita eterna?” La domanda stessa attira la nostra attenzione. Non sembra che molte persone oggi siano interessate a guadagnare la vita eterna. Molti libri e ricette sembrano far soldi, avere successo, ottenere potere, ma quasi a nessuno interesserebbe sapere come guadagnarsi la vita eterna, la pienezza della vita. Non sappiamo se quest’uomo è un sincero ricercatore della verità, vuole seguire Cristo, o se è semplicemente un ebreo che vuole conformarsi alla sua religione. La risposta di Gesù, per molti di noi, è già piuttosto esigente: “Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non dirai falsa testimonianza, non commetterai frode, onorerai tuo padre e tua madre.” Gesù non insiste su tante celebrazioni o su molto culto, insiste sull’amore e sul rapporto con gli altri. Così Gesù, come avevano fatto molti profeti precedenti, afferma che l’offesa contro l’essere umano è quella che offende Dio. Con nostra sorpresa, l’uomo afferma di aver realizzato tutto fin da quando era piccolo. Qualcosa che vorrei che ognuno di noi potesse dire.

“Gesù lo guardò con amore”. Gesù, per fare la sua proposta, lo fa per amore. Tutte le sue esigenze sono intese solo come risposta all’amore e per l’amore. “Una cosa ti manca”, sì, è una cosa sola, ma è quella decisiva: pensare in modo nuovo, guardare la propria vita in modo diverso, avere altri interessi. Ed è lì che tutto si complica, non è che il ricco non pensi, sembrerebbe che i suoi pensieri funzionino, e molto bene, ma solo in una direzione: difendere, aumentare, consolidare i propri beni, far crescere la propria ricchezza. Non riesce a pensare a nessun altro modo di vivere. E Cristo gli propone una sequela radicale, guardandolo con amore, invitandolo a essere suo discepolo, a smettere di desiderare e di confidare nel denaro. Egli vi invita a vivere come vive Lui stesso: nella vera libertà, felicità e amore. L’attaccamento ai beni indurisce il cuore, rende difficili i rapporti con gli altri, raffredda la fratellanza umana e impedisce la condivisione con chi è nel bisogno. In una parola, rende impossibile seguire Cristo.

L’ambizione del denaro, anche se a volte non lo abbiamo, ci porta a distruggere e distruggere noi stessi pur di possederlo. Il ricco non si accontenta mai di ciò che già possiede, desidera sempre di più e distrugge. Il grave problema del nostro mondo, come già affermava Papa Benedetto nella sua lettera Caritas in Veritate, non è la mancanza di cibo perché “cresce la ricchezza in termini assoluti, ma aumentano anche le disuguaglianze… nelle aree più povere alcuni godono di una sorta di supersviluppo dispendioso e consumistico, che contrasta in modo inaccettabile con persistenti situazioni di miseria disumanizzante”. Il vero problema è l’ambizione. L’ambizione provoca corruzione, violazione dei diritti umani, illegalità, distruzione dell’ambiente a favore di pochi, miseria e povertà. Il nostro pianeta, semidistrutto ed esausto, ci grida di aver assistito in prima persona alle ambizioni che lo hanno saccheggiato e portato sull’orlo della distruzione. L’acqua, l’aria, gli alberi, le miniere, lungi dall’essere fonte di reddito e di benessere per tutti i fratelli, sono diventati il ​​bottino di pochi che saccheggiano e rapinano e alla fine lasciano le zone sterili e vuote. L’affermazione di Gesù: “Quanto sarà difficile per i ricchi entrare nel Regno di Dio!” è molto dura se la prendiamo sul serio.

Seguire Gesù è molto impegnativo. L’invito che fa con amore a essere uno dei suoi richiede un cuore libero. Non solo tutti i beni devono essere lasciati indietro, ma devono essere distribuiti ai poveri. Non basta rispettare la giustizia, bisogna andare alla radice del male e al fondamento dell’ingiustizia: l’ambizione alla ricchezza. Così, quell’uomo preferisce continuare a “adempiere” i comandamenti, ma non rischia l’avventura dell’abbandono totale e del vero amore che Gesù gli offre. Di qui anche lo scandalo dei discepoli e le interpretazioni semplici e facili che molti cercano per “passare per la cruna di un ago”. L’importante è la libertà del cuore.

Come ogni domenica, la Parola di Dio viene a esigere e interrogarci profondamente, ma ora molto da vicino, nelle strutture sociali, nella famiglia, nelle relazioni: avere un cuore libero. Avviciniamoci a Gesù con tutti i nostri beni, piccoli o tanti, e vediamo se non vincolano il nostro cuore. Vediamo se la nostra ambizione non ha danneggiato le persone, la natura, la famiglia o il nostro rapporto con Dio. Scopriamo insieme a Gesù ciò di cui abbiamo bisogno per trovare una vita vera e piena. E poi ascoltiamo le parole amorevoli di Gesù: “Vieni e seguimi”.

Ti chiediamo, Signore, che la tua grazia ci purifichi e ci liberi, ci ispiri e ci accompagni sempre, affinché possiamo scoprirti in tutti e amarti e servirti in ciascuno. Amen.

Enrique Díaz

Nació en Huandacareo, Michoacán, México, en 1952. Realizó sus estudios de Filosofía y Teología en el Seminario de Morelia. Ordenado diácono el 22 de mayo de 1977, y presbítero el 23 de octubre del mismo año. Obtuvo la Licenciatura en Sagrada Escritura en el Pontificio Instituto Bíblico en Roma. Ha desarrollado múltiples encargos pastorales como el de capellán de la rectoría de las Tres Aves Marías; responsable de la Pastoral Bíblica Diocesana y director de la Escuela Bíblica en Morelia; maestro de Biblia en el Seminario Conciliar de Morelia, párroco de la Parroquia de Nuestra Señora de Guadalupe, Col. Guadalupe, Morelia; o vicario episcopal para la Zona de Nuestra Señora de la Luz, Pátzcuaro. Ordenado obispo auxiliar de san Cristóbal de las Casas en 2003. En la Conferencia Episcopal formó parte de las Comisiones de Biblia, Diaconado y Ministerios Laicales. Fue responsable de las Dimensiones de Ministerios Laicales, de Educación y Cultura. Ha participado en encuentros latinoamericanos y mundiales sobre el Diaconado Permanente. Actualmente es el responsable de la Dimensión de Pastoral de la Cultura. Participó como Miembro del Sínodo de Obispos sobre la Palabra de Dios en la Vida y Misión de la Iglesia en Roma, en 2008. Recibió el nombramiento de obispo coadjutor de San Cristóbal de las Casas en 2014. Nombrado II obispo de Irapuato el día 11 de marzo, tomó posesión el 19 de Mayo. Colabora en varias revistas y publicaciones sobre todo con la reflexión diaria y dominical tanto en audio como escrita.