Sfollati climatici: illustrati gli Orientamenti pastorali

Documento della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

Sfollati climatici: illustrati gli Orientamenti pastorali
Le strade di Beira allagate dopo il ciclone Idai © Vatican News
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Sono stati presentati, nel corso di una conferenza stampa, gli “Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici, un volume realizzato a cura della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

“Sono un documento – ha spiegato padre Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero – pubblicato sotto forma di opuscolo, che contiene fatti, interpretazioni, politiche e proposte rilevanti sul fenomeno degli sfollati climatici”. Il primo passo, come spiega Papa Francesco nella prefazione, è vedere: non evitare un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti.

Sfollati climatici

“La crisi climatica – ha proseguito p. Baggio – ha un “volto umano”. Essa è già una realtà per milioni di persone nel mondo intero, in particolare per gli abitanti delle periferie esistenziali. La Chiesa Cattolica ha una materna premura nei confronti di tutti coloro che sono stati sfollati per gli effetti di tale crisi”. Questi nuovi Orientamenti “si concentrano esclusivamente sugli sfollati climatici, ossia quelle persone costrette a lasciare il luogo di residenza abituale a causa di una crisi climatica acuta”. L’obiettivo è “fornire una serie di considerazioni, che possano essere utili alle Conferenze Episcopali, alle Chiese locali, alle congregazioni religiose e alle organizzazioni cattoliche, così come agli operatori pastorali e a tutti i fedeli cattolici nella pianificazione pastorale e nello sviluppo di programmi per l’assistenza degli sfollati climatici”.


“Trovare le alternative”

Padre Baggio ha chiarito che “seppur approvati dal Santo Padre” gli Orientamenti “non hanno tuttavia la pretesa di esaurire l’insegnamento della Chiesa su crisi climatica e sfollamento”. Il sottosegretario ha poi illustrato la struttura del documento: un breve glossario, un’introduzione generale, il corpo del documento che si sviluppa in dieci punti. In essi si evidenzia, tra l’altro, come “talvolta si possono evitare le partenze affrettate, trovando alternative allo sfollamento climatico” (terzo punto)

Nel caso la partenza sia inevitabile, “occorre preparare le persone allo sfollamento (quarto punto), promuoverne l’inclusione e l’integrazione con le comunità che li ricevono (quinto punto), esercitare un’influenza positiva sui processi decisionali che li riguardano (sesto punto) e garantirne la cura pastorale (settimo punto).

L’ottavo punto è dedicato alla cooperazione tra tutti gli attori nella pianificazione e nell’azione strategica a favore degli sfollati climatici. Il nono si concentra sulla promozione della formazione professionale in ecologia integrale degli agenti pastorali. L’ultimo punto sottolinea la necessità di incrementare la ricerca accademica sulla crisi climatica e sullo sfollamento ad essa connesso”.

Risposte concrete

Cecilia Dall’Oglio, direttrice associata dei programmi europei del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, ha portato la sua testimonianza sul punto 8 degli Orientamenti. In particolare, si è soffermata sull’esperienza di collaborazione tra “le Pontificie Università ed Atenei di Roma che nel 2017 hanno dato vita al “Joint diploma in ecologia integrale” inserendo nel programma accademico proposte di formazione informale che vanno proprio nella direzione di questi Orientamenti in quanto gli studenti sono stati portati ad immergersi in realtà impegnate nel “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, come Casa Scalabrini 634 a Roma”.

Dall’Oglio ha anche ricordato “come esempio di risposta concreta” la “campagna per il disinvestimento dai combustibili fossili (https://catholicclimatemovement.global/divest-andreinvest/) che risponde anche all’invito che gli Orientamenti fanno a collaborare con organizzazioni della società civile”.

Il disinvestimento infatti “è il colpo di timone per invertire la rotta di questo modello di sviluppo economico estrattivo che siamo innanzitutto noi, dai nostri paesi democratici, a dover combattere assumendoci le nostre responsabilità e facendo la nostra parte per la giustizia climatica, per i nostri fratelli e sorelle che non hanno più nulla”.

Le testimonianze dal Mozambico

La conferenza stampa, che ha visto anche i saluti del cardinale Michael Czerny S.I., sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e l’intervento di padre Joshtrom Isaac Kureethadam, S.D.B., officiale del Dicastero e Coordinatore della Task Force Ecologia della Commissione Vaticana per il Covid-19, è proseguito con due interventi a distanza, dal Mozambico. Il primo è stato quello di mons. Claudio Dalla Zuanna, S.C.I. arcivescovo di Beira, che ha evidenziato come i cambiamenti climatici degli ultimi tempi hanno fatto innalzare la temperatura delle acque del Canale di Mozambico. Questo comporta che i cicloni che prima trovavano lo “scudo” nel Madagascar ora riacquistano forza nell’attraversare i circa 400 km di mare.

I danni del ciclone Idai

Come avvenuto nel 2019 con il devastante ciclone Idai, il più forte ciclone di cui si abbia memoria nell’Africa Australe che ha danneggiato il 90% degli edifici di Beira “radendo al suolo i precari quartieri della periferia ma anche scoperchiando la cattedrale che nei suoi 100 anni di vita non aveva mai subito danni così gravi”. Danneggiati anche l’ospedale, istituzioni pubbliche, scuole e anche la casa del vescovo. La città è stata colpita da altri due cicloni che, anche se di forza inferiore, hanno lasciato il loro strascico di distruzione. Mons. Dalla Zuanna ha fatto riferimento alla deforestazione della zona, che ha probabilmente influito sull’aumento della temperatura, e alle inondazioni causate dai cicloni.

Idai ha provocato oltre 800 morti e lo sfollamento di centinaia di migliaia de persone. “Con questi spostamenti forzati – ha continuato l’arcivescovo – si perdono case, beni, opportunità di lavoro, accesso a scuola e ai servizi sanitari. Queste movimentazioni forzate indeboliscono la comunità e il tessuto sociale con le sue relazioni, tutto è da ricostruire in luoghi anonimi, lontani dalla città, con pochi aiuti e a tempo determinato, lasciando a se stesse le persone più fragili e incapaci di ricostruirsi una vita”.

Una drammatica realtà

“I cambiamenti climatici non sono una ipotetica minaccia, ma sono già una realtà che esige un’azione immediata anche nella creazione di condizioni per accogliere gli sfollati delle sempre più numerose catastrofi. Non ci si può limitare all’intervento di emergenza. Occorre prepararsi all’accoglienza. Questo – ha concluso Della Zuanna – vale per i governi, ma anche per la Chiesa nella sua vocazione di essere casa accogliente, famiglia di Dio. Questo documento è una risposta nella giusta direzione, a noi fargli portare frutti”.

Una testimonianza confermata dal drammatico racconto di Maria Madalena Issau, una donna di 32 anni e madre di 5 figli che si occupa anche di due nipoti orfani. Costretta a lasciare Beira dopo il ciclone Idai, è stata sfollata con la sua famiglia a 60 km di distanza, con le difficoltà di strutture precarie e con grande preoccupazione per il futuro, dopo che la Ong che forniva aiuto ha interrotto, un mese fa, la sua attività.

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