Silenzio e ascolto, l’esempio prezioso di San Giuseppe

Il Papa invita a lasciare spazio alla Parola che è Gesù, Verbo incarnato

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(C) Vatican Media

San Giuseppe uomo del silenzio. Intorno a questo tema si è sviluppata la riflessione di Papa Francesco nel corso dell’udienza generale. Il Pontefice ha così continuato la catechesi sul Santo Patriarca. Ecco le sue parole:

Cari fratelli e care sorelle, buongiorno! Continuiamo il nostro cammino di riflessione su San Giuseppe. Dopo aver illustrato l’ambiente in cui è vissuto, il suo ruolo nella storia della salvezza e il suo essere giusto e sposo di Maria, oggi vorrei prendere in esame un altro aspetto importante della sua figura: il silenzio. Tante volte oggi ci vuole il silenzio. Il silenzio è importante, a me colpisce un versetto del Libro della Sapienza che è stato letto pensando al Natale e dice: “Quando la notte era nel più profondo silenzio, lì la tua parola è discesa sulla terra”. Nel momento di più silenzio Dio si è manifestato.

Così diminuisce il “pappagallismo”

È importante pensare al silenzio in quest’epoca che esso sembra non abbia tanto valore. I Vangeli non ci riportano nessuna parola di Giuseppe di Nazaret, niente, non ha mai parlato. Ciò non significa che egli fosse taciturno, no, c’è un motivo più profondo. Con questo suo silenzio, Giuseppe conferma quello che scrive Sant’Agostino: «Nella misura in cui cresce in noi la Parola – il Verbo fatto uomo – diminuiscono le parole». Nella misura che Gesù – la vita spirituale – cresce, le parole diminuiscono. Questo che possiamo definire il “pappagallismo” parlare come pappagalli, continuamente, diminuisce un po’.

Lo stesso Giovanni Battista, che è «la voce che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore”», dice nei confronti del Verbo: «Egli deve crescere e io devo diminuire». Questo vuol dire che Lui deve parlare e io stare zitto e Giuseppe con il suo silenzio ci invita a lasciare spazio alla Presenza della Parola fatta carne, a Gesù

Un silenzio pieno di ascolto

Il silenzio di Giuseppe non è mutismo; è un silenzio pieno di ascolto, un silenzio operoso, un silenzio che fa emergere la sua grande interiorità. «Una parola pronunciò il Padre, e fu suo Figlio – commenta San Giovanni della Croce, – ed essa parla sempre in eterno silenzio, e nel silenzio deve essere ascoltata dall’anima». Gesù è cresciuto a questa “scuola”, nella casa di Nazaret, con l’esempio quotidiano di Maria e Giuseppe. E non meraviglia il fatto che Lui stesso, cercherà spazi di silenzio nelle sue giornate e inviterà i suoi discepoli a fare tale esperienza per esempio: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’».

Dimensione contemplativa

Come sarebbe bello se ognuno di noi, sull’esempio di San Giuseppe, riuscisse a recuperare questa dimensione contemplativa della vita spalancata proprio dal silenzio. Ma tutti noi sappiamo per esperienza che non è facile: il silenzio un po’ ci spaventa, perché ci chiede di entrare dentro noi stessi e di incontrare la parte più vera di noi. E tanta gente ha paura del silenzio, deve parlare, parlare, parlare o ascoltare, radio, televisione …, ma il silenzio non può accettarlo perché ha paura. Il filosofo Pascal osservava che «tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera».

Coltivare spazi di silenzio

Cari fratelli e sorelle, impariamo da San Giuseppe a coltivare spazi di silenzio, in cui possa emergere un’altra Parola cioè Gesù, la Parola: quella dello Spirito Santo che abita in noi e che porta Gesù. Non è facile riconoscere questa Voce, che molto spesso è confusa insieme alle mille voci di preoccupazioni, tentazioni, desideri, speranze che ci abitano; ma senza questo allenamento che viene proprio dalla pratica del silenzio, può ammalarsi anche il nostro parlare. Senza la pratica del silenzio si ammala il nostro parlare. Esso, invece di far splendere la verità, può diventare un’arma pericolosa. Infatti, le nostre parole possono diventare adulazione, vanagloria, bugia, maldicenza, calunnia. È un dato di esperienza che, come ci ricorda il Libro del Siracide, «ne uccide più la lingua che la spada».

La calunnia uccide

Gesù lo ha detto chiaramente: chi parla male del fratello e della sorella, chi calunnia il prossimo, è omicida. Uccide con la lingua. Noi non crediamo a questo ma è la verità. Pensiamo un po’ alle volte che abbiamo ucciso con la lingua, ci vergogneremmo! Ma ci farà tanto bene, tanto bene. La sapienza biblica afferma che «morte e vita sono in potere della lingua: chi ne fa buon uso, ne mangerà i frutti».

E l’apostolo Giacomo, nella sua Lettera, sviluppa questo antico tema del potere, positivo e negativo, della parola con esempi folgoranti e dice così: «Se uno non sbaglia nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. […] anche la lingua è un piccolo membro, eppure si vanta di grandi cose. […] Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini, che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni”.

Questo è il motivo per cui dobbiamo imparare da Giuseppe a coltivare il silenzio: quello spazio di interiorità nelle nostre giornate in cui diamo la possibilità allo Spirito di rigenerarci, di consolarci, di correggerci. Non dico di cadere in un mutismo, no, ma di coltivare il silenzio. Ognuno guardi dentro se stesso: tante volte stiamo facendo un lavoro e quando finiamo subito cerchiamo il telefonino per fare un’altra cosa, sempre stiamo così. E questo non aiuta, questo ci fa scivolare nella superficialità. La profondità del cuore cresce col silenzio, silenzio che non è mutismo, come ho detto, ma che lascia spazio alla saggezza, alla riflessione e allo Spirito Santo.

Mordersi la lingua

Noi a volte abbiamo paura dei momenti di silenzio, ma non dobbiamo avere paura! Ci farà tanto bene il silenzio. E il beneficio del cuore che ne avremo guarirà anche la nostra lingua, le nostre parole e soprattutto le nostre scelte. Infatti, Giuseppe ha unito al silenzio l’azione. Egli non ha parlato, ma ha fatto, e ci ha mostrato così quello che un giorno Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Parole feconde quando parliamo e noi abbiamo il ricordo di quella canzone “Parole, parole, parole…” e niente di sostanziale. Silenzio, parlare giusto, qualche volta mordersi un po’ la lingua, che fa bene, invece di dire stupidaggini.

Concludiamo con una preghiera: San Giuseppe, uomo del silenzio, tu che nel Vangelo non hai pronunciato nessuna parola, insegnaci a digiunare dalle parole vane, a riscoprire il valore delle parole che edificano, incoraggiano, consolano, sostengono. Fatti vicino a coloro che soffrono a causa delle parole che feriscono, come le calunnie e le maldicenze, e aiutaci a unire sempre alle parole i fatti. Amen.

L’appello per Haiti

Al termine dell’udienza, dopo i consueti saluti nelle varie lingue, il S. Padre ha rivolto il seguente appello per Haiti: “Nelle scorse ore è avvenuta una devastante esplosione a Cap-Heitien, nel nord di Haiti, nella quale hanno perso la vita numerose persone, tra cui molti bambini. Povero Haiti, una dietro l’altra, è un popolo in sofferenza. Preghiamo, preghiamo per Haiti, è gente buona, gente brava, gente religiosa ma sta soffrendo tanto. Sono vicino agli abitanti di quella città e ai familiari delle vittime, come pure ai feriti. Vi invito a unirvi alla preghiera per questi nostri fratelli e sorelle, così duramente provati”.