Teologia per i Millennials: Salvare lo spirito olimpico

Le Olimpiadi, un’occasione per riflettere sulla natura sportiva dell’esistenza umana

Teologia Millennials spirito olimpico
Olimpiadi © Pexels

Oggi, in “Teologia per i Millennials”, il sacerdote messicano Mario Arroyo Martínez, condivide con i lettori di Exaudi il suo articolo intitolato “Salvare lo spirito olimpico”.

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Le Olimpiadi, un’occasione per riflettere sulla natura sportiva dell’esistenza umana

Oggi, su “Theology for Millennials”, il sacerdote messicano Mario Arroyo Martínez, condivide con i lettori di Exaudi il suo articolo settimanale intitolato Salvare lo spirito olimpico, in cui riflette sull’importanza di esso nell’esistenza umana.

San Paolo conosceva lo spirito olimpico e lo usava per trasmettere il messaggio cristiano. Ce lo dice nella Prima Lettera ai Corinzi: “Non sapete che nelle corse da stadio tutti corrono, ma solo uno riceve il premio? Corri in modo tale da ottenerlo! ” (1 Cor 9, 24).

Non vi troviamo forse un’eco di quell’altius fortius citius (più alto, più forte, più veloce) tipico delle Olimpiadi? Non è irragionevole pensare che San Paolo avesse in mente lo spirito olimpico originale, poiché ai suoi tempi queste gare si svolgevano ancora ad Olimpia, in Grecia.

In realtà, la sportività è una componente essenziale della vita, poiché ci spinge a non perderci d’animo, a continuare a provare e riprovare, a superare i nostri obiettivi. Questo atteggiamento è fondamentale nella vita cristiana ed è per questo che San Paolo lo cita.

Le Olimpiadi ci offrono una buona occasione per riflettere sul carattere sportivo, potremmo definirlo, dell’esistenza umana. La vita, infatti, può essere vista come una corsa continua, dove bisogna superare gli ostacoli, e imparare a vincere, ma anche a perdere e a competere.

Per tutto quanto sopra, potremmo dire che le Olimpiadi sono una sorta di metafora della vita, dove vediamo gareggiare gli atleti più performanti, in un clima di cameratismo e rispetto. 


Ecco perché non dobbiamo permettere che i Giochi Olimpici diventino occasione di discorsi su piccoli scandali. Non sarebbe giusto distogliere l’attenzione dall’essenziale: la faticosa fatica di tanti atleti, per lasciarsi alle spalle pettegolezzi bucati o aneddoti meno edificanti di alcuni dei contendenti.

Quando al centro dell’attenzione non sono le competizioni, ma se la squadra messicana di softball ha buttato via le proprie divise, o se un certo atleta non è considerato psichicamente stabile per gareggiare (Simone Biles), o se un certo allenatore ha fatto un commento razzista (Patrick Moster ), stiamo dando un immeritato risalto agli elementi secondari. Trasformiamo lo scandalo in protagonista, dimenticando la grande fatica che fanno la maggior parte dei contendenti.

Il pericolo c’è: trasformare una realtà edificante, come le gare olimpiche, in un reality show pieno di scandali da quattro soldi. Questo atteggiamento non torna, ma, al contrario, contribuisce a costruire un’immagine pessimistica e negativa dell’uomo.

Molte volte i media approfittano di questa inclinazione morbosa, tipica degli inferi della natura umana, e quando si cede a questa tentazione, si rende un disservizio alla società. Si potrebbe, d’altro canto, mettere la lente d’ingrandimento su tante storie di superamento, tanti esempi di vita che gli atleti ci offrono.

Si tratterebbe semplicemente di scegliere un’altra lente, una diversa angolazione per coprire la stessa realtà. Se i media riescono a farlo, cioè a staccarsi dalla propensione allo scandalo, possono svolgere un importante ruolo umano ed educativo all’interno della società, mostrando come la lotta e lo sforzo vengano premiati.

Sappiamo tutti infatti che, per molti atleti, il solo fatto di essersi qualificati per le Olimpiadi è già un guadagno. Significa già far parte del ristretto gruppo dei migliori atleti del mondo. Come sono arrivati ​​li? È sempre interessante e spesso edificante da sapere. Forse è l’indizio che i media dovrebbero privilegiare.

D’altra parte, il messaggio veicolato dalle Olimpiadi si lega abbastanza bene all’ideale cristiano dell’unità e della pace. Possiamo competere – giocare, dopotutto – con i nostri fratelli di altri paesi e salvare un ideale di unità nella differenza.

Il linguaggio della competizione e dello sport sopprime la babele di lingue e culture diverse. Per questo è necessario salvare e promuovere l’autentico spirito olimpico, come una sorta di prova del modo di relazionarsi tra le persone e tra i paesi.

In questo senso, anche lo spirito olimpico è abbastanza in linea con l’ideale cristiano, non invano il barone de Coubertin ha ripreso il motto olimpico di padre Henri Didon OP, e lo sport ha sempre costituito una parte importante della pedagogia e della spiritualità. praticamente da San Paolo.