04 Aprile, 2026

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Veglia di Pentecoste con i Movimenti: “Camminare insieme perché fiorisca la pace”

Nella Veglia di Pentecoste celebrata in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha presieduto una cerimonia che ha riunito movimenti ecclesiali, associazioni e nuove comunità per ravvivare la missione della Chiesa e la sua spiritualità sinodale

Veglia di Pentecoste con i Movimenti: “Camminare insieme perché fiorisca la pace”

Citando il brano di Luca (4,18-19), il Papa ha sottolineato che siamo segnati dal crisma del Battesimo e della Cresima per portare un messaggio di speranza: “portate il lieto messaggio ai poveri, proclamate la libertà ai prigionieri…”. Ha osservato: “Come l’amore ci fa conoscere il profumo della persona amata, così questa sera ci riconosciamo gli uni gli altri dal profumo di Cristo”.

Il Pontefice ha ricordato il momento della prima Pentecoste, quando lo Spirito generò l’unità tra Maria e gli apostoli. Ha ricordato che il concetto di “sinodalità” – camminare insieme – non è solo un termine, ma una realtà profonda: “syn” (con) e “odós” (via) indicano che Dio non è solitudine e che la Chiesa vive camminando in comunità.

In un mondo “lacerato e senza pace”, il Papa ci ha esortato ad “armonizzare i nostri passi” e a non agire come “predatori”, ma come pellegrini. Solo così possono fiorire la giustizia, la pace e la speranza – “i poveri si rallegreranno”.

Infine, ha incoraggiato le comunità presenti a essere “parole vive di fraternità e condivisione”, testimoni della trasformazione che lo Spirito porta nei cuori. Ha sottolineato che l’evangelizzazione non è una conquista, ma la diffusione di una “grazia infinita” che nasce da vite trasformate dal Regno, camminando tra il “già” e il “non ancora”.

Testo integrale dell’omelia:

VEGLIA DI PENTECOSTE CON I MOVIMENTI, LE ASSOCIAZIONI E LE NUOVE COMUNITÀ

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Piazza San Pietro
Sabato, 7 giugno 2025

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Sorelle e fratelli carissimi!

Lo Spirito creatore, che nel canto abbiamo invocato – Veni creator Spiritus –, è lo Spirito disceso su Gesù, il protagonista silenzioso della sua missione: «Lo Spirito del Signore è sopra di me» (Lc 4,18). Domandando che visiti le nostre menti, moltiplichi i linguaggi, accenda i sensi, infonda l’amore, rafforzi i corpi, doni la pace ci siamo aperti al Regno di Dio. È questa la conversione secondo il Vangelo: volgerci al Regno ormai vicino.

In Gesù vediamo e da Gesù ascoltiamo che tutto si trasforma, perché Dio regna, perché Dio è vicino. In questa vigilia di Pentecoste siamo profondamente coinvolti dalla prossimità di Dio, dal suo Spirito che unisce le nostre storie a quella di Gesù. Siamo coinvolti, cioè, nelle cose nuove che Dio fa, perché la sua volontà di vita si realizzi e prevalga sulle volontà di morte.

«Mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19). Sentiamo qui il profumo del Crisma con cui è stata segnata anche la nostra fronte. Il Battesimo e la Confermazione, cari fratelli e sorelle, ci hanno uniti alla missione trasformatrice di Gesù, al Regno di Dio. Come l’amore ci rende familiare il profumo di una persona cara, così riconosciamo stasera l’uno nell’altro il profumo di Cristo. È un mistero che ci stupisce e ci fa pensare.

A Pentecoste Maria, gli Apostoli, le discepole e i discepoli che erano con loro furono investiti da uno Spirito di unità, che radicava per sempre nell’unico Signore Gesù Cristo le loro diversità. Non molte missioni, ma un’unica missione. Non introversi e litigiosi, ma estroversi e luminosi. Questa Piazza San Pietro, che è come un abbraccio aperto e accogliente, esprime magnificamente la comunione della Chiesa, sperimentata da ognuno di voi nelle diverse esperienze associative e comunitarie, molte delle quali rappresentano frutti del Concilio Vaticano II.

La sera della mia elezione, guardando con commozione il popolo di Dio qui raccolto, ho ricordato la parola “sinodalità”, che esprime felicemente il modo in cui lo Spirito modella la Chiesa. In questa parola risuona il syn – il con – che costituisce il segreto della vita di Dio. Dio non è solitudine. Dio è “con” in sé stesso – Padre, Figlio e Spirito Santo – ed è Dio con noi. Allo stesso tempo, sinodalità ci ricorda la strada – odós – perché dove c’è lo Spirito c’è movimento, c’è cammino. Siamo un popolo in cammino. Questa coscienza non ci allontana ma ci immerge nell’umanità, come il lievito nella pasta, che la fa tutta fermentare. L’anno di grazia del Signore, di cui è espressione il Giubileo, ha in sé questo fermento. In un mondo lacerato e senza pace lo Spirito Santo ci educa infatti a camminare insieme. La terra riposerà, la giustizia si affermerà, i poveri gioiranno, la pace tornerà se non ci muoveremo più come predatori, ma come pellegrini. Non più ognuno per sé, ma armonizzando i nostri passi ai passi altrui. Non consumando il mondo con voracità, ma coltivandolo e custodendolo, come ci insegna l’Enciclica Laudato si’.

Carissimi, Dio ha creato il mondo perché noi fossimo insieme. “Sinodalità” è il nome ecclesiale di questa consapevolezza. È la via che domanda a ciascuno di riconoscere il proprio debito e il proprio tesoro, sentendosi parte di un intero, fuori dal quale tutto appassisce, anche il più originale dei carismi. Vedete: tutta la creazione esiste solo nella modalità dell’essere insieme, talvolta pericoloso, ma pur sempre un essere insieme (cfr Laudato si’, 16117). E ciò che noi chiamiamo “storia” prende forma solo nella modalità del riunirsi, del vivere insieme, spesso pieno di dissidi, ma pur sempre un vivere insieme. Il contrario è mortale, ma purtroppo è sotto i nostri occhi, ogni giorno. Siano allora le vostre aggregazioni e comunità delle palestre di fraternità e di partecipazione, non solo in quanto luoghi di incontro, ma in quanto luoghi di spiritualità. Lo Spirito di Gesù cambia il mondo, perché cambia i cuori. Ispira infatti quella dimensione contemplativa della vita che sconfessa l’autoaffermazione, la mormorazione, lo spirito di contesa, il dominio delle coscienze e delle risorse. Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà (cfr 2Cor 3,17). L’autentica spiritualità impegna perciò allo sviluppo umano integrale, attualizzando fra noi la parola di Gesù. Dove questo avviene, c’è gioia. Gioia e speranza.

L’evangelizzazione, cari fratelli e sorelle, non è una conquista umana del mondo, ma l’infinita grazia che si diffonde da vite cambiate dal Regno di Dio. È la via delle Beatitudini, una strada che percorriamo insieme, tesi fra il “già” e il “non ancora”, affamati e assetati di giustizia, poveri di spirito, misericordiosi, miti, puri di cuore, operatori di pace. Per seguire Gesù su questa via da Lui scelta non occorrono sostenitori potenti, compromessi mondani, strategie emozionali. L’evangelizzazione è opera di Dio e, se talvolta passa attraverso le nostre persone, è per i legami che rende possibili. Siate dunque legati profondamente a ciascuna delle Chiese particolari e delle comunità parrocchiali dove alimentate e spendete i vostri carismi. Attorno ai vostri vescovi e in sinergia con tutte le altre membra del Corpo di Cristo agiremo, allora, in armoniosa sintonia. Le sfide che l’umanità ha di fronte saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile. Se insieme obbediremo allo Spirito Santo!

Maria, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa, interceda per noi.

Exaudi Redazione

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