Benedetto XVI, 70 anni di fedeltà a Dio

Il Papa emerito ha festeggiato l’anniversario nell’umiltà e nell’amore alla Chiesa che lo contraddistinguono

fedeltà

Il sacerdote messicano Mario Arroyo Martínez condivide con i lettori di Exaudi il suo articolo sul recente anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, esempio di fedeltà alla volontà di Dio.

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Il 29 giugno Benedetto XVI ha festeggiato 70 anni di sacerdozio. Queste righe vogliono essere un omaggio alla sua fedeltà e il riconoscimento che vale la pena rinunciare alla vita per una realtà così bella, come il sacerdozio.

A Roma, è in corso una mostra che commemora l’anniversario, con il desiderio di tributare il meritato riconoscimento al Papa emerito. Ora, va detto che durante tutto il meraviglioso percorso della sua vita: sacerdote, vescovo, cardinale, papa e, infine, papa emerito, Joseph Ratzinger non ha cessato di essere fondamentalmente sacerdote. Dove si nota? In particolare, nella celebrazione della Santa Messa. Testimoni oculari ne attestano l’empatia, la pietà e il raccoglimento. Alcuni si stupiscono del suo modo di guardare l’Ostia una volta consacrata. Potremmo dire che l’importante è il suo sacerdozio, tutto il resto ruota intorno a ciò o lo perfeziona, ma, insomma, è un sacerdote al cento per cento.

La Santa Messa

Il fatto è che l’azione più sacra, più alta che può compiere, sia come sacerdote che come papa, è la stessa: la celebrazione dell’Eucaristia. Non c’è niente di più santo, niente di più alto che poter celebrare la Santa Messa. In questo momento, come papa emerito, il suo principale contributo alla Chiesa è la preghiera e la pia celebrazione della Messa.

Un percorso di vita

Sono 70 anni di celebrazione della Messa, sono 70 anni portati dalla mano di Dio. La vita per lui è stata un’avventura al servizio di Dio. Il suo ingresso in seminario, nel pieno del dominio nazista in Germania, il suo rifiuto di entrare nelle SS proprio perché seminarista, nonostante la pressione dell’ambiente e le beffe e le umiliazioni cui è stato sottoposto. La sua ordinazione, i suoi titoli accademici, la sua discreta, ma importante, partecipazione al Concilio Vaticano II.

La sua vita da prestigioso professore universitario, la sua elevazione all’ordine episcopale e, quasi subito, la sua nomina cardinalizia. I suoi lunghi anni alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, la sua elezione a Papa, successore di un gigante della fede, la sua rinuncia inaspettata, nella sua vita nascosta di preghiera, tutto ciò costituisce una meravigliosa sinfonia di fedeltà a Dio in cui vediamo l’avventura implicita di lasciare a Dio la cura della propria vita.

La presenza della Croce

Ora, in 70 anni di sacerdozio, non sono mancate la Croce, la contraddizione, la difficoltà. Ha dovuto affrontare situazioni drammatiche e in mezzo ad esse ha trovato il modo di rimanere fedele a Dio. Prima come teologo nelle acque agitate del post-concilio, poi come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, affrontando la Teologia della Liberazione o Teologia del Pluralismo Religioso, e infine, come Papa, di fronte al doloroso scandalo della pedofilia clericale. Non è stato facile trovare la strada, non è stato facile essere fedeli a Dio, eppure Benedetto XVI ha seguito Gesù Cristo per le vie tortuose della Chiesa e del mondo contemporanei.

Esempio di umiltà e amore alla Chiesa

Ha dato a tutti noi un esempio di umiltà e di amore per la Chiesa, prendendo, dopo sette secoli, l’insolita decisione di dimettersi dalla Sede di Pietro. Siamo stati tutti consapevoli del valore e del coraggio che tale cambiamento comportava, e di come la Provvidenza abbia saputo valorizzarlo molto attraverso il pontificato di Francesco. Poi ci ha dato un esempio, anche di umiltà, rimanendo nella preghiera, nel silenzio, senza fare ombra a papa Francesco e curando con delicatezza l’unità con lui. Nel dettaglio della sua rassegnazione e nel suo nascondersi, risplende ancora di più il suo amore per la Chiesa, per Gesù Cristo, per tutte le anime.

Il Saggio

Ora, se San Giovanni Paolo II è stato definito “il Grande”, Benedetto XVI dovrebbe essere riconosciuto come “il Saggio”. Lascia un’opera intellettuale e di pensiero monumentale, che la Chiesa non ha ancora sufficientemente assimilato e acquisito. Ci vorranno decenni, forse, per farsi carico della ricchezza della sua professione di insegnante. Benedetto XVI, personalmente, è molto sorprendente, perché, a differenza del peccato che spesso caratterizza gli intellettuali, l’orgoglio e l’autosufficienza, il papa emerito mostra grandi esempi di umiltà e semplicità. Con quella semplicità ha celebrato i suoi 70 anni di sacerdozio, con tutta la sua vita dà l’esempio ai sacerdoti che vale la pena essere fedeli, e che questa fedeltà porta a una vita piena.