Il Pontefice ai rom: “Nella Chiesa sentitevi a casa”

La gratitudine per chi lavora all’integrazione: “Passare dai pregiudizi al dialogo”

Il Pontefice ai rom: “Nella Chiesa sentitevi a casa”
La testimonianza della famiglia rom (C) Vatican Media
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Dopo la Divina Liturgia celebrata al mattino, doppio appuntamento pomeridiano per Papa Francesco, prima con i rom e poi con i giovani. Dal seminario di Košice il S. Padre ha raggiunto Luník IX, uno dei 22 distretti della città, nel quale vive la più grande Comunità Rom in Slovacchia. L’hanno accolto all’ingresso del Centro il Direttore, tre confratelli e due bambini Rom. Dopo il breve saluto del Direttore del Centro e le testimonianze di un Rom e di una famiglia Rom inserita nel mondo del lavoro il Papa ha pronunciato il suo discorso.

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(C) Vatican Media

Cari fratelli e sorelle, buon pomeriggio! Vi ringrazio per l’accoglienza e per le vostre parole affettuose. Ján ha ricordato quello che vi disse San Paolo VI: «Voi nella Chiesa non siete ai margini… Voi siete nel cuore della Chiesa». Nessuno nella Chiesa deve sentirsi fuori posto o messo da parte. Non è solo un modo di dire, è il modo di essere della Chiesa. Perché essere Chiesa è vivere da convocati di Dio, è sentirsi titolari nella vita, far parte della stessa squadra. Sì, perché Dio ci desidera così, ciascuno diverso ma tutti uniti attorno a Lui. Il Signore ci vede insieme. E ci vede figli: ha sguardo di Padre, sguardo di predilezione per ciascun figlio.

La Chiesa è famiglia

Se io accolgo questo sguardo su di me, imparo a vedere bene gli altri: scopro di avere accanto altri figli di Dio e li riconosco fratelli. Questa è la Chiesa, una famiglia di fratelli e sorelle con lo stesso Padre, il quale ci ha dato Gesù come fratello, perché comprendiamo quanto Lui ami la fraternità. E desidera che l’umanità intera diventi una famiglia universale.


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Voi nutrite grande amore e rispetto per la famiglia, e guardate alla Chiesa a partire da questa esperienza. Sì, la Chiesa è casa, è casa vostra. Perciò – vorrei dirvi con il cuore – siete benvenuti, sentitevi sempre di casa nella Chiesa e non abbiate mai paura di abitarci. Nessuno tenga fuori voi o qualcun altro dalla Chiesa! Ján, mi hai salutato con tua moglie Beáta: insieme avete messo il sogno della famiglia davanti alle vostre grandi diversità di provenienza, di usi e costumi. Più di tante parole è il vostro matrimonio a testimoniare come la concretezza del vivere insieme può far crollare tanti stereotipi che altrimenti sembrano insuperabili.

Oltre i pregiudizi

Non è facile andare oltre i pregiudizi, anche tra i cristiani. Non è semplice apprezzare gli altri, spesso si vedono in essi degli ostacoli o degli avversari e si esprimono giudizi senza conoscere i loro volti e le loro storie. Ma ascoltiamo che cosa dice Gesù nel Vangelo: «Non giudicate» (Mt 7,1). Il Vangelo non va addolcito, non va annacquato. Non giudicate, ci dice Cristo. Quante volte, invece, non solo parliamo senza elementi o per sentito dire, ma ci riteniamo nel giusto quando siamo giudici rigorosi degli altri. Indulgenti con noi stessi, inflessibili con gli altri. Quante volte i giudizi sono in realtà pregiudizi, quante volte aggettiviamo! È sfigurare con le parole la bellezza dei figli di Dio, che sono nostri fratelli. Non si può ridurre la realtà dell’altro ai propri modelli preconfezionati, non si possono schematizzare le persone.

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Anzitutto, per conoscerle veramente, bisogna riconoscerle: riconoscere che ciascuno porta in sé la bellezza insopprimibile di figlio di Dio, in cui il Creatore si rispecchia. Cari fratelli e sorelle, troppe volte siete stati oggetto di preconcetti e di giudizi impietosi, di stereotipi discriminatori, di parole e gesti diffamatori. Con ciò tutti siamo divenuti più poveri, poveri di umanità.

Dalle chiusure all’integrazione

Quello che ci serve per recuperare dignità è passare dai pregiudizi al dialogo, dalle chiusure all’integrazione. Ma come fare? Nikola e René, ci avete aiutato: la vostra storia d’amore è nata qui ed è maturata grazie alla vicinanza e all’incoraggiamento che avete ricevuto. Vi siete sentiti responsabilizzati e avete voluto un lavoro; vi siete sentiti amati e siete cresciuti con il desiderio di dare qualcosa di più ai vostri figli. Così ci avete dato un messaggio prezioso: dove c’è cura della persona, dove c’è lavoro pastorale, dove c’è pazienza e concretezza i frutti arrivano. Non subito, col tempo, ma arrivano. Giudizi e pregiudizi aumentano solo le distanze. Contrasti e parole forti non aiutano. Ghettizzare le persone non risolve nulla. Quando si alimenta la chiusura prima o poi divampa la rabbia. La via per una convivenza pacifica è l’integrazione. È un processo organico, lento e vitale, che inizia con la conoscenza reciproca, va avanti con pazienza e guarda al futuro.

I bambini sono il futuro

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E a chi appartiene il futuro? Ai bambini. Sono loro a orientarci: i loro grandi sogni non possono infrangersi contro le nostre barriere. Essi vogliono crescere insieme agli altri, senza ostacoli e preclusioni. Meritano una vita integrata e libera. Sono loro a motivare scelte lungimiranti, che non ricercano il consenso immediato, ma guardano all’avvenire di tutti. Per i figli vanno fatte scelte coraggiose: per la loro dignità, per la loro educazione, perché crescano ben radicati nelle loro origini ma al tempo stesso senza vedere preclusa ogni possibilità

Ringrazio chi porta avanti questo lavoro di integrazione che, oltre a comportare non poche fatiche, a volte riceve pure incomprensione e ingratitudine, magari persino nella Chiesa. Cari sacerdoti, religiosi e laici, cari amici che dedicate il vostro tempo per offrire uno sviluppo integrale ai vostri fratelli e sorelle, grazie! Grazie per tutto il lavoro con chi è ai margini. Penso anche ai rifugiati e ai detenuti. A questi, in particolare, e a tutto il mondo carcerario esprimo la mia vicinanza.

Incontro a chi è emarginato

Grazie, don Peter, di averci parlato dei centri pastorali, dove non fate assistenzialismo sociale, ma accompagnamento personale. Andate avanti su questa strada, che non illude di poter dare tutto e subito, ma è profetica, perché include gli ultimi, costruisce la fraternità, semina la pace. Non abbiate paura di uscire incontro a chi è emarginato. Vi accorgerete di uscire incontro a Gesù. Egli vi attende là dove c’è fragilità, non comodità; dove c’è servizio, non potere; dove c’è da incarnarsi, non da compiacersi. Lì c’è Lui. E invito tutti voi ad andare oltre le paure, oltre le ferite del passato, con fiducia, passo dopo passo: nel lavoro onesto, nella dignità di guadagnare il pane quotidiano, nell’alimentare la fiducia reciproca. E nella preghiera gli uni per gli altri, perché è questo che ci orienta e ci dà forza. Vi incoraggio, vi benedico e vi porto l’abbraccio di tutta la Chiesa. Grazie. Palikerav

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I doni al S. Padre (C) Vatican Media

Al termine dell’incontro con la comunità rom il S. Padre si è spostato in auto allo Stadio Lokomotiva di Košice per l’incontro con i giovani.

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