L’Azerbaigian apre l’ambasciata presso la S. Sede

Finora l’ufficio era a Parigi. Annunciato anche un concerto di Natale a Roma. Verso un trattato di pace con l’Armenia

Azerbaigian
L'ambasciatore Mustafayev

L’Azerbaigian aprirà a Roma un’ambasciata presso la Santa Sede, che attualmente ha sede a Parigi. Lo ha dichiarato a Roma l’ambasciatore azero presso il Vaticano, Rahman Mustafayev, in un briefing con alcuni giornalisti. L’ambasciatore ha aggiunto che il 13 dicembre ci sarà un evento musicale a Roma con il pianista azero Etibar Asadli. Servirà a fare gli auguri al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, in occasione del Natale.

Il conflitto per il Nagorno Karabakh

Riguardo al conflitto con l’Armenia per il Nagorno Karabakh, il diplomatico ha ribadito che non è stata una guerra di religione. “Lo dimostra il fatto che una nostra delegazione che è stata in visita in Vaticano lo scorso marzo era composta da cattolici, ortodossi, musulmani e rappresentanti di altre confessioni”. Mustafayev ha ricordato che “prima della guerra degli anni Novanta nella regione del conflitto c’era una comunità multireligiosa e multietnica, c’erano moschee e chiese, con 48 minoranze etniche”.

Rispondendo a una domanda sulla possibilità di ricostruire questo mosaico, Mustafayev ha riconosciuto che non è facile. Il governo fornirà mezzi anche con l’aiuto di multinazionali ma ci vorrà anche la volontà di ritornare da parte delle popolazioni che hanno sofferto la guerra. “Per noi il conflitto con l’Armenia è finito, ora attendiamo un trattato definitivo di pace”.

L’ambasciatore ha segnalato recenti incontri dei ministri degli Esteri, mediati dal russo Sergej Lavrov e dal francese Jean-Yves Le Drian. E ha aggiunto: “L’Azerbaigian ha consegnato una bozza del piano di pace per cui stiamo aspettando una risposta”.

I prigionieri

Il diplomatico azero ha ammesso che esistono tematiche che aspettano una soluzione. Tra queste, la bonifica di campi minati, per i quali la Francia ha dato mezzo milione di euro. C’è anche una richiesta al governo francese e al Vaticano per conoscere la sorte di 3.870 cittadini azeri dei quali non si è saputo più niente. Resta in piedi la questione dei 60 armeni detenuti da Baku che secondo l’Azerbaigian sono militari inviati “per fare sabotaggi”: “Abbiamo restituito all’Armenia tutti i prigionieri di guerra catturati durante il conflitto dello scorso anno. Invece non possiamo qualificare come prigionieri di guerra quelli arrestati dopo la firma dell’accordo trilaterale di pace del 9 novembre”.

Sull’accordo di pace, conclude l’ambasciatore, “l’Armenia ha dato segnali positivi. Ho chiesto al Vaticano un messaggio, siamo vicini, dobbiamo comunicare e trovare un accordo e stabilità. Con azioni diplomatiche e politiche”.