Profughi, serve uno scatto di solidarietà europea

Messaggio del presidente della Fondazione Migrantes in occasione della Giornata del rifugiato

profughi
Profughi in Africa © Vatican Media

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra domenica 20 giugno, pubblichiamo una dichiarazione dell’arcivescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Episcopale per le Migrazioni della Conferenza episcopale italiana. Il presule chiede “uno scatto di umanità e solidarietà europea” a tutela di profughi e rifugiati.

La Giornata mondiale del rifugiato quest’anno riporta alla nostra attenzione il cammino di 80 milioni di persone, di cui 50 milioni di sfollati interni in diversi Paesi a causa delle guerre e dei conflitti in atto e dei disastri ambientali, 26 milioni di rifugiati e oltre 4 milioni di richiedenti asilo. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo.

Il dramma dei profughi

Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi cerca di attraversare il Mediterraneo, il Mare nostrum che sembra che l’Europa ignori, come dimostrano le morti sempre più numerose – oltre 700 dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone al di là del Mediterraneo, in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino.


Una strage nell’indifferenza

Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che dalla Libia arriva anche alle porte di casa nostra in Bosnia che non può essere dimenticata in questa giornata dove affermiamo un diritto, il diritto d’asilo, che però di fatto è ancora negato. In questo giorno si alza forte il grido per una nuova operazione europea di soccorso in mare che abbia ancora una volta l’Italia come protagonista e per un nuovo sistema di accoglienza europeo.

Ripensare gli accordi con Turchia e Libia

Al tempo stesso, è urgente ripensare gli accordi con la Turchia e la Libia, perché il diritto d’asilo sia al centro e, attraverso i corridoi umanitari, possa estendersi anche alle persone più fragili e deboli. Uno scatto di umanità e di solidarietà sarebbe un segno di un’Europa che riparte e si rinnova dopo la pandemia proprio a partire dalla tutela dei richiedenti asilo e rifugiati.