San Filippo e Santiago: testimoni di ieri, esempi per oggi

Le loro reliquie furono ritrovate insieme

© Facebook Chiesa di San Filippo e Santiago

Il sacerdote Gonzalo Martín condivide con i lettori di Exaudi questo articolo dal titolo “Testimoni di ieri, esempi di oggi”, sulla figura dei santi Filippo e Santiago, la cui festa si celebra oggi, 3 maggio.

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Con la riforma del Calendario Liturgico, la festa degli apostoli Filippo e Santiago cominciò a essere celebrata il 3 maggio, non perché fossero apostoli, ma perché la tradizione narra che le loro reliquie furono ritrovate insieme, e che furono portate al Tempio Romano Chiesa dei “Dodici Apostoli”, motivo attuale della sua celebrazione nello stesso giorno.

Se è vero che i dati sono pochi e in parte confusi, in base a quanto appare nei vangeli possiamo dire quasi con certezza che entrambi i santi appartenevano al gruppo dei discepoli di Giovanni Battista, e che entrambi erano chiamati dal Signore e apparteneva al gruppo dei dodici apostoli.

Filippo

Tutti concordano nel ritenere Filippo fosse originario di Betsaida, proprio come Pietro e Andrea. E noto innanzitutto per aver invitato Natanaele (probabilmente Bartolomeo) a incontrare Gesù. Perseverò nell’invito perché la prima risposta di Natanaele non fu molto incoraggiante: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?”. (Gv 1,45). Ma Filippo non si scoraggia e insiste perché lo verifichi con i propri occhi: «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Questo ci fa capire che era un discepolo convinto di chi fosse il Signore e di come ci invitasse a incontrare Gesù e a far parte dei nuovi discepoli. Una delle caratteristiche di questo apostolo: la sua: la perseveranza nella testimonianza.

È ampiamente citato e ricordato anche il suo intervento nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, dove Gesù si rivolge a lui per interrogarlo sul cibo e sentiamo, attraverso la bocca di Filippo, la realtà della situazione e la vicinanza al Signore: «Là è solo chi ha due pesci e cinque pani, ma neppure duecento denari basterebbero a sfamare tutti” (Gv 6,7). È un apostolo che vive della realtà e del concreto. E, questa stessa cosa, lo porta a essere apostolo continuamente in dialogo e che avvicina alcuni greci a Gesù. Esempio per noi di come il nostro compito e missione sia essere intermediari tra l’uomo e Gesù Cristo.

L’ultima cosa che sappiamo di Filippo è la domanda che fece a Gesù durante l’Ultima Cena per mostrargli il Padre, così come la grande domanda e riflessione di Gesù: “Sono con voi da tanto tempo e tu non mi conosci, Filippo ? Chi vede me vede il Padre. Come mi dici allora: ‘mostraci il Padre’? Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in Me? (…) Credimi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,9-11).


Si dice (testimoniato da Clemente Alessandrino) che morì crocifisso, a faccia in giù, durante la persecuzione di Dominziano, intorno all’anno 96.

Santiago il Minore, figlio di Alfeo

Santiago il Minore, come è noto, considerato il “parente di Gesù”, ebbe un ruolo preminente nella Chiesa di Gerusalemme, essendone il primo vescovo, e a lui è attribuita l’epistola che porta il suo nome. Nel Concilio tenuto in quella città affermò insieme agli altri partecipanti che i pagani potevano essere accolti nella Chiesa senza bisogno della circoncisione (At 15,13).

Sappiamo di lui che era di Cana di Galilea, il suo nome compare molto nella lettera degli Atti degli apostoli. A lui viene assegnata la prima delle Lettere cattoliche della Bibbia, così chiamate perché indirizzate non a una, ma a più Chiese. In esso invitava i cristiani ad avere una fede viva, che doveva tradursi in opere, e specificamente in opere a favore dei più poveri e svantaggiati, come, allora, gli orfani e le vedove. Incoraggia anche la preghiera, chiedendo il dono della saggezza che aiuta a comprendere i veri valori della vita.

Santiago il Minore, per distinguerlo dal fratello di Giovanni, sviluppò un’intensa attività evangelizzatrice e la tradizione lo presenta come un apostolo molto austero, con grandi esigenze verso se stesso, uomo di preghiera (si dice che gli crescessero i calli alle ginocchia). La gente lo considerava un sant’uomo e lo chiamava “l’intercessore del popolo”. Morì martire a Gerusalemme intorno all’anno 62, alcuni dicono che fu lapidato, altri dicono che fu gettato dall’alto del tempio.

La famosa frase: “Se Dio vuole”, che usiamo con una certa frequenza, ha la sua origine nella lettera di Santiago (Santiago 4,15) e ci insegna a essere sempre pronti a rinunciare ai nostri progetti per seguire più da vicino il Signore confidando che Egli sappia cosa è meglio per noi. Uno degli atteggiamenti fondamentali che coronò la vita di questo apostolo.

La festa di questi due grandi apostoli, grandi santi, ci invita a vivere molto vicini a Gesù, interrogando gli altri, a incontrare il Signore e a vivere della volontà di Dio, di una preghiera concretizzata nella vita, con le opere, a favore della altri.