“Cipro ha bisogno delle parole di pace e speranza di Francesco”

Intervista all’ambasciatore cipriota presso la Santa Sede George Poulides in vista del viaggio papale

Cipro
Il S. Padre con l'ambasciatore Poulides (C) Vatican Media

Cipro, come nazione, è un modello di “cultura dell’incontro e della convivenza”; ecco perché il popolo cipriota spera che Sua Santità Papa Francesco porti loro un messaggio di pace, un messaggio “che evidenzi anche l’ingiustizia dell’occupazione militare turca che ancora divide il paese e il suo popolo”.

L’ambasciatore cipriota presso la Santa Sede, George Poulides, il 2 dicembre sarà a Larnaca, l’aeroporto internazionale cipriota, per accogliere lo sbarco di Papa Francesco a Cipro. Con la stampa al seguito sul volo papale, ci sarà anche il direttore editoriale e senior vatican correspondent di Exaudi.

L’ambasciatore, che è anche decano del corpo diplomatico accreditato in Vaticano, parla della gioia e orgoglio con cui il suo paese accoglie la seconda visita di un papa in 11 anni. Ma Poulides nemmeno nasconde la difficile realtà che – afferma – il popolo cipriota spera che Sua Santità evidenzierà: vale a dire, la divisione dell’isola in due parti, risalente all’invasione turca della parte settentrionale dell’isola, datata 1974. “Greco-ciprioti e turco-ciprioti sono fratelli, vittime di un’aggressione militare. Cipro ha bisogno”, spiega l’ambasciatore, “del messaggio di pace imparziale del Papa, data la difficile situazione che l’isola sta affrontando nella sua zona occupata”.

Di seguito l’intervista di Exaudi all’ambasciatore cipriota in Vaticano.

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EXAUDI: Ambasciatore Poulides, Francesco arriverà a Cipro il 2 dicembre. Che tipo di accoglienza crede lei che il papa troverà?

È una grande gioia e un onore per noi che Sua Santità Papa Francesco visiti Cipro. Il popolo di Cipro, il Presidente della Repubblica Nicos Anastasiades, le sue istituzioni, le sue chiese, comunità e culture sono felici e orgogliosi di questo evento storico. Dopo Benedetto XVI, 11 anni fa, per la seconda volta nella nostra storia moderna, un Pontefice visiterà l’isola apostolica di Cipro. Il nostro paese ha bisogno delle parole di pace e di speranza di Sua Santità, per ritrovare la sua unità e libertà.

EXAUDI: Qual è in genere l’opinione dei ciprioti su Papa Francesco?

Sua Santità Francesco rappresenta per noi un leader spirituale, un’autorità morale ma anche l’espressione di “soft power” virtuoso nella politica mondiale. I ciprioti condividono con lui la medesima visione di pace e di giustizia sociale. Cipro apprezza gli sforzi instancabili del Pontefice e la sua visione illuminante contro la povertà, l’esclusione e l’ingiustizia. E il popolo cipriota spera anche che Sua Santità porti a Cipro un messaggio evidenziando anche l’ingiustizia dell’occupazione militare turca che ancora divide il paese e la sua gente.

EXAUDI: Quali sono i rapporti della popolazione con la piccola minoranza cattolica di Cipro?

Il multiculturalismo è stato non solo parte dell’identità di Cipro per molti anni; è stato anche la forza di Cipro. Le nostre relazioni sempre eccellenti con le comunità cattoliche di maroniti e latini, così come con gli armeni di Cipro, sono storicamente fondate su principi e valori comuni. Secondo la Costituzione della Repubblica di Cipro, quelle comunità sono parte integrante e con eguali diritti della società di Cipro.

Col referendum del 1960, i maroniti, gli armeni e i latini di Cipro scelsero collettivamente di appartenere alla comunità greco-cipriota e da allora sono considerati come suoi membri.

Vorrei sottolineare inoltre la nostra forte convinzione che noi tutti, compresi gli appartenenti alle comunità maronita e latina, soffriamo in eguale misura per la perdurante occupazione di gran parte del territorio della nostra patria, e avvertiamo che una soluzione a questo problema nazionale svilupperebbe un grande potenziale per Cipro e per tutti I suoi abitanti residenti qui legalmente: greco-ciprioti, turco-ciprioti, maroniti, armeni e latini.

EXAUDI: Cipro è un paese di antica tradizione ortodossa. Secondo lei, quali sono le sfide più importanti per la Chiesa ortodossa cipriota?

Cipro è non solo una terra apostolica con radici cristiane risalenti indietro nel tempo a due millenni fa, ma anche un modello di “cultura dell’incontro e della convivenza”. La nostra società oggi include chiese e gruppi etnici che si sono stabilite qui a Cipro vivendo in armonia. La Chiesa cristiana ortodossa ma anche le altre Chiese cristiane dell’isola, cioè cattolici maroniti e latini e protestanti, dovrebbero lavorare insieme per una maggiore unità tra loro, e inoltre dialogare con i non cristiani. E’ questione di convivenza, non di mera tolleranza vicendevole. Solo con un lavoro paziente si può costruire una fiducia reciproca, superare il peso della storia, e far diventare le differenze politiche e culturali tra i popoli un motivo per lavorare ad una più profonda comprensione reciproca.

EXAUDI: L’isola di Cipro, come lei ha già accennato, è ancora divisa tra una parte occupata dai turchi nel nord e il resto dell’isola nel sud. Quali conseguenze ha questa divisione sulla vita del paese?

La divisione dell’isola è la conseguenza più tragica dell’invasione militare turca avvenuta nel 1974 e la conseguente occupazione da allora del 36% del territorio della Repubblica di Cipro da allora.

Il risultato fu che 162.000 greco-ciprioti sono fuggiti dalle loro case, dal nord diventando rifugiati nel loro stesso paese. Allo stesso tempo, anche la grande maggioranza dei turco-ciprioti che vivevano nelle aree controllate dal governo legittimo fu costretta a lasciare le proprie case e trasferirsi, a causa della politica coercitiva della Turchia, nel territorio della Repubblica di Cipro occupato dai turchi.

In aggiunta a questo, la Turchia ha attuato una politica sistematica di colonizzazione della parte occupata di Cipro dal 1974, tramite il trasferimento in massa di più di 160.000 turchi dalla Turchia al fine di cambiare il profilo demografico e alterare l’equilibrio della popolazione di Cipro. Questa politica mira inoltre a modificare gli equilibri di potere e il tessuto sociale nella parte occupata di Cipro, per garantire che la leadership turco-cipriota si conformi alle politiche del governo turco. E con la migrazione di massa dei turco-ciprioti dai territori occupati, ora il numero totale di soldati e coloni turchi è persino più alto di quello dei turco-ciprioti rimasti.

Da un punto di vista umanitario, infine, un’altra tragica conseguenza dell’invasione turca di Cipro nell’estate del 1974 sono le persone scomparse.

EXAUDI: Lei pensa che il Papa affronterà questa questione nei suoi discorsi? E come?

Nei suoi messaggi, il Papa promuove la soluzione pacifica di problemi anche molto complessi, come appunto la questione cipriota. Greco-ciprioti e turco-ciprioti sono fratelli, vittime entrambi di un’aggressione militare. Cipro ha bisogno del messaggio di pace imparziale del Papa, data la difficile situazione che l’isola sta affrontando nella sua zona occupata. Sarebbe auspicabile anche che questo messaggio affermasse anche la causa di tale sofferenza, cioè l’occupazione militare illegale della parte settentrionale della Repubblica di Cipro.

Noi speriamo che il Papa condivida la nostra idea di una Cipro libera e riunificata, un paese modello di coesistenza pacifica e di prosperità di tutti i suoi cittadini e un pilastro di stabilità, pace e sicurezza nel Mediterraneo orientale. Una soluzione giusta deve prevedere il ritiro di tutte le truppe straniere, e non dovrebbe riconoscere a nessun paese diritti di invasione.

EXAUDI: Una questione che la divisione dell’isola porta con sé è la perdita del patrimonio culturale ristiano nella parte occupata dai turchi. Su questo tema, quale messaggio si aspetta dal Papa?

Dopo l’invasione turca del 1974, molti monumenti, chiese e siti archeologici nelle zone occupate sono stati saccheggiati. Simboli religiosi, mosaici e altri tesori culturali sono stati rubati e venduti all’estero da trafficanti di antichità. E questa è una terribile prova, tale che potrebbe essere considerate parte di una pulizia etnica e una grande perdita culturale per l’intera umanità. Noi dal papa ci aspettiamo sostegno, per garantire la protezione e il rispetto dei nostri monumenti sacri e del nostro patrimonio culturale, che appartengono alla nostra storia. 

EXAUDI: Grazie, Eccellenza.