Incontro a 100 anni dalle Conversazioni di Malines

Evento organizzato dagli ambasciatori del Belgio e del Regno Unito presso la Santa Sede con cardinali e l’ex arcivescovo di Canterbury

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Gli ambasciatori di Gran Bretagna e Belgio presso la S. Sede e il cardinale Koch - Courtesy of British Ambassador to Holy See, Sally Axworthy

Si è tenuto, con la partecipazione di cardinali dal Vaticano e dall’estero, nonché dell’ex arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, il tanto atteso simposio “Conversazioni di Malines, 100 anni dopo” che ha rappresentato uno stimolante impegno ecumenico.

Si è trattato di un convegno organizzato congiuntamente dagli ambasciatori del Belgio e della Gran Bretania presso la Santa Sede, rispettivamente Patrick Renault e Sally Axworthy. Exaudi ha partecipato a questo evento, tenutosi presso la Residenza dell’Ambasciatore del Belgio, nel quartiere Parioli di Roma.

A seguito di una risoluzione della conferenza di Lambeth del 1920, furono stabiliti contatti tra i membri della Chiesa anglicana, tra cui Lord Halifax e l’arcivescovo di York, e il cardinale Mercier, arcivescovo di Mechelen e primate della Chiesa cattolica in Belgio. Tra il 1921 e il 1927, il cardinale Mercier e il suo successore, il cardinale van Roey, ospitarono cinque conversazioni private tra anglicani e cattolici sull’opportunità di riunificare le due Chiese.

Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani; il Cardinale Josef De Kesel, Arcivescovo di Mechelen-Bruxelles (Belgio), e Sua Grazia l’Arcivescovo Rowan Williams, Vescovo anglicano gallese, teologo e poeta, che è stato Arcivescovo di Canterbury (2002-2012), sono stati i relatori dell’incontro di venerdì scorso, insieme ad altri illustri partecipanti.

Le iniziative “pionieristiche” non possono essere dimenticate

Le Conversazioni di Malines contribuirono a promuovere la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, insieme alla visita dell’arcivescovo di Canterbury Michael Ramsay a Papa Paolo VI nel 1966 e all’inizio del confronto istituzionale con la Commissione internazionale anglicano-cattolica romana (ARCIC) nel 1970 e con la Commissione internazionale anglicano-cattolico romana per l’unità e la missione (IARCCUM) nel 2001.

Nel suo discorso di apertura, il cardinale De Kesel ha sottolineato essere per lui un “privilegio” e una “gioia” rivolgersi ai presenti, scusandosi per non essere fisicamente presente a causa della malattia. Pur anticipando che nello stesso anno si sarebbe celebrato il centenario a Malines, ha ringraziato entrambi gli ambasciatori per averlo solennizzato a Roma.

Il cardinale belga ha evidenziato perché, a suo avviso, le Conversazioni di Malines “non possono essere dimenticate”. “Le iniziative prese da Lord Halifax, dal cardinale Mercier e da padre Portal”, ha ricordato, “erano quelle dei pionieri, in un momento in cui era tutt’altro che scontato”.

Dopo aver riconosciuto che la Conferenza di Lambeth fece nel luglio 1920 un “appello a tutto il popolo cristiano per l’unità” e che questo deve aver certamente motivato il cardinale Mercier a rispondere alla richiesta di Lord Halifax, ha osservato: “Per quanto riguarda la posizione ufficiale della Chiesa, l’atteggiamento ha continuato a manifestarsi riservatamente, in particolare da parte dei cattolici”.

“Solo dopo il Concilio Vaticano II”, ha sottolineato, “si è aperta davvero la porta che conduce al dialogo ufficiale”. Ha poi espresso il suo apprezzamento per tutto ciò che l’ARCIC ha fatto e continua a fare. “Si dice che il dialogo si stia avvicinando a una fase avanzata”, ha detto. “C’è accordo su questioni fondamentali, o almeno c’è una convergenza crescente al punto che ciò che condividiamo è molto più grande di ciò che ci separa”.

“Tuttavia, i buoni testi sono una cosa e il grado di accettazione di essi da parte delle chiese coinvolte, sia alte che basse, è un’altra”. Ed è qui che, ha sottolineato a tutti coloro che lo hanno seguito, “si vedono ancora pochi segni di progresso”. Alcuni, ha precisato, hanno parlato di “stagione invernale”, ed “è proprio per risolvere questa impasse che è così importante ricordare cosa è successo 100 anni fa”.

Un percorso fatto e un viaggio da seguire

Il cardinale Koch ha ringraziato gli ambasciatori per aver organizzato il simposio, “che ci dà l’opportunità non solo di ricordare un evento accaduto 100 anni fa, ma un cammino iniziato e un cammino fatto insieme in questi 100 anni”.

“L’amicizia è iniziata”, ha riflettuto, “ha portato al riconoscimento di ciò che è condiviso tra i credi cristiani, con la speranza dell’unità”. Sottolineando l’importanza di questi colloqui bilaterali, i primi del loro genere nell’era moderna, ha ricordato il suo interesse per sanare le divisioni all’interno del cristianesimo e superare quelle esistenti. Ha ricordato che il Pontificio Consiglio da lui diretto si concentra proprio su questi temi.

Dopo la morte del cardinale Mercier e la fine formale delle Conversazioni di Malines, il cardinale svizzero ha osservato che i dibattiti sono proseguiti su più livelli. I colloqui continuarono in quei decenni, poi durante il Vaticano II si fecero molto più forti e ufficiali, ha ricordato il porporato, evidenziando i grandi passi compiuti tra Paolo VI e dall’allora arcivescovo di Canterbury Michael Ramsey (1961-1974), che mantenne sempre un rapporto, mentre entrambi hanno lavorato per questo comune obiettivo.

“Nel corso dei 100 anni che sono seguiti alle Conversazioni di Malines”, ha affermato Koch, “abbiamo continuato a renderci conto della necessità di allargare il tavolo per includere più componenti di ciascuna delle nostre comunioni, incoraggiandoli a diventare parte del dialogo e a riconoscere la comunione che già c’è tra noi”. “Intorno al tavolo del dialogo”, ha sottolineato, “si riconosce la comune fede cristiana e si approfondiscono i rapporti.

Verso una piena comunione nell’Eucaristia

Dopo aver detto che «la mensa del dialogo si riferisce alla mensa dell’Eucaristia, meta del nostro dialogo», ha aggiunto: «Attraverso la prima mensa speriamo di arrivare alla seconda, dove possiamo riconoscerci pienamente e condividere l’Eucaristia”. Il cardinale ha espresso l’auspicio che le discussioni del simposio “abbiano in mente questo pieno obiettivo”.

L’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Williams, ha osservato che i progressi compiuti in queste Conversazioni sono attribuibili al non concentrarsi su “posizioni avverse”, ma piuttosto su ciò che è stato condiviso in priorità comuni. Questo, ha sottolineato, ha aperto un’era in cui le chiese hanno potuto imparare le une dalle altre.

Sua Grazia, l’Arcivescovo Ian Ernest, del Centro Anglicano di Roma, ha parlato delle sue radici personali, della sua provenienza dalle Mauritius, dove suo padre era un pastore anglicano, ha evidenziato i forti rapporti che si erano creati tra le diverse religioni di quel paese e il fatto che lui sia stato il primo pastore anglicano ad essere accolto per predicare in una chiesa cattolica.

Parlando dell’eredità delle Conversazioni di Malines, ha sottolineato a Exaudi l’importanza dell’amicizia e della collaborazione. “Fare”, ha detto, sorridendo, “è il modo in cui andiamo avanti insieme”. La storica teologica e religiosa Dr. Alana Harris del Kings College di Londra ha tracciato il contesto storico di Malines.

L’ambasciatore Renault ha ricordato come il cardinale Mercier, “estremamente coraggioso”, abbia segnato “un grande, grande passo avanti, tracciando una nuova era dell’ecumenismo”. Riconoscendo le opinioni discordanti che sono emerse e continuano ad emergere, specialmente a Roma e in Gran Bretagna, è stato riconosciuto che “Non tutti hanno sostenuto questi colloqui”.

Nonostante ciò, gli ambasciatori hanno sottolineato che, ancora oggi, il clero di entrambe le parti continua a dialogare e, non solo perché collabora attivamente a vari progetti in tutto il mondo, come negli ospedali e nell’istruzione. In Sud Sudan, e in tutta l’Africa, questo è evidente, ma anche molti paesi del mondo, compreso il Canada, beneficiano di questa cooperazione.

In una riunione all’inizio della settimana, l’ambasciatore Axworthy aveva sottolineato a Exaudi come le recenti encicliche di Papa Francesco Fratelli Tutti e Laudato si’ abbiano prodotto un’unità ecumenica ancora maggiore tra le religioni. “Il modo in cui Fratelli Tutti chiama le religioni per affrontare insieme i problemi del mondo, e Laudato si’ esprime la necessità, compresa da molte religioni, di salvare e proteggere l’ambiente”, ha suggerito l’Ambasciatore Axworthy, è un fatto che ha unito maggiormente le religioni in tempi recenti.

Il seminario ha valutato l’impatto e l’eredità delle conversazioni e il futuro dell’ecumenismo. Inoltre, ha esaminato l’ecumenismo anglicano e cattolico oltre il suo quadro istituzionale, il percorso seguito da entrambe le chiese e la via da seguire.