Josep Miró i Ardèvol: “Questo è l’inizio di un’onda a favore della vita che travolgerà l’Europa”

Incontro europeo in difesa della Vita convocato dall’Assemblea per la Vita e NEOS

L’Assemblea delle Associazioni per la Vita, che riunisce più di 140 organizzazioni della società civile, e la Fondazione NEOS hanno organizzato un evento nel loro ciclo di conferenze presso la Mutua de Madrid dal titolo “Rischiamo la vita. L’anima dell’Europa”, un appello in difesa della vita di fronte alla strada intrapresa dall’UE che vuole inserire l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali. A NEOS hanno partecipato rappresentanti di diverse associazioni della società civile spagnola ed europea che hanno voluto condividere i loro punti di vista sulla lotta contro l’aborto davanti a un auditorium gremito.

Josep Miró i Ardèvol, coordinatore dell’Assemblea per la Vita, Dignità e Libertà, ha aperto i lavori. Il presidente di e-Cristians ha inoltre affermato che “questo è l’inizio di un’ondata a favore della vita che travolgerà l’Europa”. Miró i Ardèvol ha affermato che l’aborto è distruttivo perché corrode moralmente la società distruggendo il legame più forte, quello dell’amore della madre per il figlio generato. Si tratta inoltre di un suicidio demografico, poiché in Spagna muoiono più persone di quante nascono e, nonostante ciò, si registra già 1 aborto ogni 3 nascite. Infine, gli aborti di un anno in Spagna distruggono il 2% del PIL in capitale umano, molto più della crescita potenziale media nei prossimi anni.

Pablo Siegrist, vicepresidente della Federazione europea One of Us, ha incoraggiato nelle sue risoluzioni la mobilitazione contro le istituzioni europee che si allontanano dalla cultura della morte.

Jaime Mayor Oreja, presidente della Fondazione Neos, ha iniziato il suo intervento con un breve riferimento alla gravità di quanto accaduto la scorsa settimana: “La vittoria dell’ETA alle elezioni nei Paesi Baschi e l’annuncio di Sánchez di continuare a guidare il governo” e ha incoraggiato una intesa tra PP e Vox, necessaria per fermare “la balcanizzazione della Spagna”.

Il sindaco Jaime Oreja ha denunciato che l’Unione europea vuole essere in prima linea nel progressismo elogiando l’aborto come pietra angolare nella Carta dei diritti fondamentali, di fronte al probabile passaggio a un conservatore alla Casa Bianca. L’ex ministro ha sottolineato: L’Unione europea non è mai stata una tattica per glorificare la cultura della morte; L’UE è nata per abbracciare la cultura della vita di fronte alle guerre europee, era l’espressione di un’anima. Oggi, però, ha sempre più un corpo – Consiglio, Commissione, Parlamento – ma è senza anima. Il presidente di NEOS ha avvertito che non ci sarà rigenerazione dell’UE senza recuperare quell’anima e ha rivendicato il senso di trascendenza. Infine, ci ha esortato a riconoscere i diritti dei bambini non ancora nati e a unirci a milioni di europei in questa lotta.


María Calvo, scrittrice e professoressa universitaria e membro del consiglio direttivo di NEOS, ha messo in guardia dalla denaturalizzazione delle donne negli ultimi decenni: “Siamo fatte per accogliere la vita, per portare la vita al mondo, non per portare la morte” e ha rivendicato la necessità di maternizzare il mondo, per ritornare a essere “umani”, con l’aiuto del divino. Il professore ha concluso che la maternità è la donazione del corpo per amore affinché sia ​​abitato da un’alterità che ci trascende. Questa nuova creatura racchiude in sé un’enorme potenza trasformativa e di speranza: la generazione di una nuova vita è sempre la trasformazione senza ritorno del volto del mondo.

María San Gil, vicepresidente del NEOS e direttrice dell’Osservatorio delle vittime del terrorismo, ha avuto il compito di presentare il filosofo, scrittore e direttore dell’Istituto Philanthropos, Fabrice Hadjadj. Francese, di genitori ebrei, ateo prima e convertito al cattolicesimo per scelta, è uno dei più notevoli intellettuali cattolici contemporanei. La sua opera ha uno stile ingegnoso, profondo e audace che converte e rafforza la fede, pur essendo una medicina contro la disperazione.

Fabrice Hadjadj ha chiuso l’evento con una presentazione attorno al titolo di questo incontro: «È possibile interpretare “Rischiamo la nostra vita” mentre, in realtà, stiamo rischiando la nostra vita?». Questo titolo si oppone all’assorbimento della serietà nel gioco o all’assorbimento del gioco nella serietà. Nel primo caso tutto deve diventare intrattenimento, cioè luddismo. Nella seconda, assorbire seriamente il gioco è utilitarismo, tutto deve essere utile. Luddismo e utilitarismo sono i due poli tra i quali oscilliamo e sono intesi per sbarazzarsi del neonato e dell’anziano, poiché sia ​​quello appena nato che quello che sta morendo non sono né operativi né divertenti.

Hadjadj ha ricordato che «l’anima dell’Europa, nei momenti di maggiore vitalità, ha saputo tenere insieme fede e ragione, speranza e lucidità, tradizione e avventura. E oggi l’Europa è disposta ad abbandonarsi alla dislocazione di una tecnologia mortale. Per il filosofo francese il combattimento che affrontiamo richiede coraggio: “non solo rischiare la propria vita per la giustizia e la verità, ma rischiarla, mostrando che il pericolo più grande è non rischiare nulla, non dare e accompagnare la vita fino alla fine”.

Il panel dei relatori che hanno parlato dell’anima dell’Europa era composto da rappresentanti della società europea: Alexandra Linder, presidente della Federazione tedesca per la vita e membro di One of Us; Nicola Speranza, segretario generale della FAFCE; Margarita de la Pisa, eurodeputata del Parlamento europeo per Vox, e José María Beneyto, direttore dell’Istituto di Studi Europei dell’Università CEU San Pablo. Il panel è stato moderato da Patricia Santos, caporedattrice di El Debate a Bruxelles.