Persone con disabilità, la Chiesa ha bisogno di voi

Messaggio del Papa per la Giornata internazionale del 3 dicembre. Dal 6 una campagna del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita

disabilità
Papa Francesco con alcuni disabili (C) Vatican Media

Il prossimo 3 dicembre si celebrerà la Giornata internazionale delle persone con disabilità. In questa occasione il Pontefice ha indirizzato ai disabili il messaggio “Voi siete miei amici”. Il testo è stato presentato da padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero per i Laici, La Famiglia e la Vita; da Vittorio Scelzo, incaricato per la pastorale degli anziani e delle persone con disabilità; e da Antonietta Pantone, della Comunità Fede e Luce. Nel messaggio, il Papa si rivolge direttamente alle persone con disabilità: “la Chiesa vi ama e ha bisogno di ognuno di voi per compiere la sua missione al servizio del Vangelo”.

Nuova pastorale

Padre Awi Mello ha ricordato come il Dicastero sia particolarmente impegnato su questo fronte. “È un ambito che, più di altri, manifesta come sia necessario parlare di laicato, famiglia e difesa della vita insieme, con un approccio multidimensionale. È sempre più evidente – e l’inclusione delle persone con disabilità lo dimostra in maniera chiara – che le nostre comunità ecclesiali devono abituarsi ad una pastorale trasversale capace di fare rete tra le diverse competenze e specializzazioni. Le persone con disabilità in virtù del Battesimo sono laici, partecipi della medesima vocazione di tutti i cristiani; la loro presenza interroga la pastorale familiare e sono al centro della preoccupazione della Chiesa nella difesa di ogni vita. Ognuno dei tre ambiti di azione pastorale del Dicastero è di fatto coinvolto”.

Il segretario ha evidenziato che “i protagonisti di questa pastorale non sono tanto le associazioni specializzate o i caregiver, che pure meritano una rinnovata attenzione, ma le stesse persone con disabilità: il Papa, infatti, si rivolge direttamente a loro chiedendo di impegnarsi in maniera generosa nel percorso sinodale. È una scelta semplice, ma profondamente innovativa che li inserisce in maniera ineludibile nelle dinamiche del Popolo di Dio e riconosce che essi sono un soggetto ecclesiale”.

Ascoltare le persone con disabilità

Il primo banco di prova per una pastorale veramente inclusiva “sarà quello di comprendere come ascoltare le persone con disabilità all’interno del percorso sinodale ed – allo stesso tempo – come aiutarle a prendere coscienza della chiamata che esse, come tutti i cristiani, hanno ricevuto in questo tempo particolare della vita della Chiesa. Si tratta di una novità perché, da sempre, siamo abituati a pensare alle persone con disabilità solo a partire dalle loro necessità di assistenza e a considerare poco o nulla ciò che essi possono donare alle nostre comunità ecclesiali”.

Nel suo messaggio il Santo Padre “insiste perché, anche in merito all’assistenza, non avvengano discriminazioni e lo fa riferendosi al difficile periodo della pandemia”. “Questo messaggio – ha concluso – è un grande invito a percorrere vie nuove con creatività pastorale”.

Amicizia

“Nel messaggio – ha detto Scelzo – Papa Francesco in qualche modo ci dice che, se la Chiesa riuscirà ad accogliere le sue figlie e i suoi figli con disabilità, sarà più bella; si popolerà dei loro sorrisi e dei loro abbracci da cui traspare l’amicizia immotivata ed esagerata di Gesù. L’amicizia è, infatti, la categoria più adatta per cogliere il particolare modo che le persone con disabilità, in particolare quelle con una disabilità intellettiva, vivono la propria fede e la propria esperienza spirituale. È un modo gioioso ed affettivo di essere cristiani, un’alternativa a quelle che il Papa, scherzando, ma non troppo, definisce le “facce da funerale” che si vedono in certe parrocchie”.

Nuova comprensione

Scelzo sottolinea che c’è “una comprensione aggiornata della disabilità. Il Papa la esplicita quando dice che essa non è una malattia, ma il risultato dell’interazione tra le barriere che la società pone ed i limiti di ciascuno. Si tratta di un’affermazione importante, che raccoglie una riflessione ormai consolidata in ambito sia ecclesiale che civile, ma che deve diventare l’occasione per svecchiare la pastorale a partire da categorie rinnovate. Considerare le persone con disabilità come dei malati contribuisce a circondare la loro vita di un’aura di tristezza e di sofferenza. Ma la realtà, per fortuna, è molto diversa. Questo messaggio è rivolto ai disabili ma invita anche ciascuno di noi ad aprirsi all’ascolto e a fare un pezzo di strada insieme a loro”

L’iniziativa #IamChurch

Per questo il Dicastero per i Laici lancia la campagna #IamChurch, Io sono Chiesa. Il prossimo 6 dicembre saranno lanciati “cinque video, cinque piccoli viaggi nell’esperienza ecclesiale di alcuni cristiani con disabilità provenienti da differenti Paesi del mondo. Racconteranno il lavoro di evangelizzazione portato avanti da alcuni giovani sordi in Messico, il monastero dove in Francia alcune suore con sindrome di Down vivono la loro vocazione, il gruppo di giovani italiani con disabilità intellettiva che partecipano alle Giornate Mondiali della Gioventù e tanto altro. È la scoperta di un’umanità sorridente e non vittimista, di un volto attrattivo della comunità ecclesiale”.

La testimonianza di Antonietta

Infine, Antonietta Pantone, 31 anni, ha raccontato la sua storia. “Abito nella periferia di Roma. In questo messaggio di Papa Francesco mi ha colpito la presenza della parola amicizia. Tante volte. L’amicizia per me è fondamentale: essere amici e avere amici. Significa che posso contare su qualcuno e che qualcuno può contare su di me. E succede anche con Gesù, la stessa cosa. La presenza di amici nella mia vita non è stata tanto scontata: a scuola, al catechismo non sempre ho trovato amici con facilità o ambienti davvero inclusivi. Ho capito che Gesù era mio amico con la Comunione, mi tendeva una mano e voleva stare con me, con Antonietta, anche con le mie difficoltà”.

Il sostegno della comunità

“Importantissimo” è stato anche “trovare una comunità (come Fede e Luce) con cui confrontarmi sul vangelo e pregare insieme. Sono contenta che il Papa abbia scritto che io sono importante per la Chiesa, che c’è bisogno di me. Certo, per la mia situazione ho bisogno di tante cose, ma anche io ho il mio compito come discepola di Gesù. Mi conforta che il Papa riconosca che le cose, per noi persone con disabilità e per le nostre famiglie, non sono per niente facili. E che con la pandemia sono state ancora più difficili. Abbiamo vissuto la separazione forzata anche con i nostri amici di comunità inseriti in strutture residenziali. Ci sentivamo per telefono”.

“Sono sicura – ha concluso – che tutti abbiamo una ferita, una difficoltà. Le mie si vedono, quelle degli altri no. Siamo uguali in questo. Agli occhi di Dio so già che è così. Spero che anche nella società sia sempre più così e che la Chiesa guidata da Papa Francesco, sia esempio per tutti in questo cammino”.