Cardinale Arizmendi: Con Cristo c’è la risurrezione

Avviciniamoci a Gesù e allora avremo la forza necessaria per superare tutte le pietre che ci vengono incontro nella vita

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Il cardinale Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della fede presso la Conferenza dell’Episcopato messicano (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale intitolato “Con Cristo c’è risurrezione”.

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ASPETTO

Un amico soffriva della malattia dell’alcolismo. Causò non pochi problemi alla moglie, che si prese cura di lui con cura, pazienza e affetto, nonostante le disgustose scene della sua ubriachezza. Non l’ha mai picchiata, ma ha cercato di portarla fuori di casa. Quando andai a trovarlo, molto ferito, mi disse: sono la pecora nera della famiglia… Invece di rimproverarlo, lo incoraggiavamo sempre ad andare avanti. Sua moglie ha cresciuto i figli nel rispetto di suo padre. Nel tempo il marito è cambiato; ma poiché il suo corpo era stato sufficientemente danneggiato, morì. La famiglia, fino a oggi, è rimasta molto unita; I bambini non hanno mai abbandonato il padre e si prendono cura della madre con grande amore, la quale insiste affinché si avvicinino a Dio. Dove ha trovato quella forza? Pregava molto e cercava di andare a Messa quasi ogni giorno. Con Cristo la croce è più sopportabile e può esserci risurrezione.

Una signora soffriva di cancro e la famiglia la lasciò quasi sola. Ha sofferto molto per le radiazioni e le chemioterapie, ma soprattutto per l’abbandono in cui si è trovato. Si accostava al sacramento della riconciliazione e alla messa domenicale, per ritrovare non solo la salute, ma anche forza e spirito nuovo. Ha già superato il cancro ed è molto guarita, ma con molti risentimenti verso la sua famiglia e le altre persone, perché sente che la disprezzano e si allontanano da lei. Chiede la confessione sacramentale e partecipa alla celebrazione eucaristica, perché dice che lì trova energia e vita per non lasciarsi invadere dai cattivi sentimenti e per amare coloro che sente di non amarlo. Cristo risorto ci dà nuovo incoraggiamento e ci spinge a vita nuova.

Nella mia città natale tante persone hanno partecipato alla tradizionale rappresentazione del Venerdì Santo. Nel pomeriggio, un terribile incendio è scoppiato sulle colline vicine, minacciando di distruggere campi e frutteti di avocado e pesche. Molte persone sono accorse per spegnere l’incendio, per sostenere chi possiede terre e case nella regione. Nella preghiera, nella Parola di Dio, trovano motivi per amarsi come fratelli, per essere un popolo unito nella buona e nella cattiva sorte. La fede in Cristo Crocifisso e Risorto muove i cuori a vivere la fraternità.

DISCERNERE

Papa Francesco, nella Veglia pasquale di quest’anno, ci ha detto:

“A volte sentiamo che una pietra tombale è stata posta pesantemente all’ingresso del nostro cuore, soffocando la vita, spegnendo la fiducia, chiudendoci nel sepolcro delle paure e delle amarezze, bloccando il cammino verso la gioia e la speranza. Sono insidie ​​di morte e le troviamo, lungo il cammino, in tutte le esperienze e situazioni che ci privano dell’entusiasmo e della forza per andare avanti; nella sofferenza che ci assale e nella morte dei nostri cari, che ci lascia vuoti impossibili da riempire; li ritroviamo nei fallimenti e nelle paure che ci impediscono di realizzare il bene che desideriamo; li troviamo in tutte le chiusure che frenano i nostri slanci di generosità e non ci permettono di aprirci all’amore; li ritroviamo nei muri dell’egoismo e dell’indifferenza, che respingono l’impegno per costruire città e società più giuste e dignitose per l’uomo; li ritroviamo in tutti gli aneliti di pace spezzati dalla crudeltà dell’odio e dalla ferocia della guerra. Quando viviamo queste delusioni, abbiamo la sensazione che tanti sogni siano destinati ad andare in frantumi e ci chiediamo anche con angoscia: chi rotolerà via la pietra dal sepolcro? (30 marzo 2024).

Nel messaggio Urbi et Orbi di domenica scorsa, Egli proclama: Oggi risuona in tutto il mondo l’annuncio venuto duemila anni fa da Gerusalemme: «Gesù il Nazareno, il Crocifisso, è risorto» (cfr Mc 16,6).


La Chiesa rivive lo stupore delle donne che si recarono al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana. La tomba di Gesù era stata chiusa con una grossa pietra; e così oggi ci sono rocce pesanti, troppo pesanti, che bloccano le speranze dell’umanità: la roccia della guerra, la roccia delle crisi umanitarie, la roccia delle violazioni dei diritti umani, la roccia del traffico di esseri umani, e altre ancora. Anche noi, come le discepole di Gesù, ci chiediamo: Chi toglierà da noi queste pietre? (cfr Mc 16,3)

Ed ecco la grande scoperta della mattina di Pasqua: la pietra, quella grossa pietra, era già stata rotolata via. Lo stupore delle donne è il nostro stupore. La tomba di Gesù è aperta e vuota. Da lì comincia tutto. Attraverso quella tomba vuota passa la nuova strada, quella che nessuno di noi ma solo Dio poteva aprire: la strada della vita in mezzo alla morte, la strada della pace in mezzo alla guerra, la strada della riconciliazione in mezzo alla morte l’odio, la via della fratellanza in mezzo all’inimicizia.

Gesù Cristo è risorto e solo Lui è capace di rimuovere le pietre che bloccano il cammino verso la vita. Inoltre, Lui stesso, il Vivente, è la Via; la Via della vita, della pace, della riconciliazione, della fraternità. Egli apre per noi un varco umanamente impossibile, perché solo Lui toglie il peccato del mondo e perdona i nostri peccati. E senza il perdono di Dio, quella pietra non potrà essere rimossa. Senza il perdono dei peccati non è possibile liberarsi dalle chiusure, dai pregiudizi, dai reciproci sospetti o presunzioni che sempre assolvono e accusano gli altri. Solo Cristo risorto, donandoci il perdono dei peccati, apre la strada a un mondo rinnovato. Solo Lui ci apre le porte della vita, quelle porte che continuamente chiudiamo con le guerre che proliferano nel mondo (31 marzo 2024).

E nel discorso di Pasquetta afferma: «La risurrezione di Gesù non è solo una notizia meravigliosa o il lieto fine di una storia, ma qualcosa che cambia la nostra vita e la cambia completamente e per sempre. È la vittoria della vita sulla morte; è la vittoria della speranza sullo scoraggiamento. Gesù è passato attraverso le tenebre del sepolcro e vive per sempre: la sua presenza può riempire tutto di luce. Con Lui ogni giorno diventa tappa di un cammino eterno, ogni ‘oggi’ può attendere un domani’, ogni fine un nuovo inizio, ogni attimo è proiettato oltre i limiti del tempo, verso l’eternità.

La gioia della Risurrezione non è qualcosa di lontano. È molto vicino, è nostro, perché ci è stato donato il giorno del nostro Battesimo. Da allora possiamo incontrare il Risorto e Lui ci dice: Non temete! Non rinunciamo alla gioia della Pasqua.

Ma come alimentare questa gioia? Come hanno fatto le donne: trovare il Risorto, perché Lui è la fonte di una gioia che non si esaurisce mai. Affrettiamoci a cercarlo nell’Eucaristia, nel suo perdono, nella preghiera e nella carità vissuta. La gioia, se condivisa, aumenta. Condividiamo la gioia del Signore Risorto» (1-IV-2024).

ATTO

Avviciniamoci a Gesù, vivo e risorto nell’Eucaristia, negli altri sacramenti, nella sua Parola, nella preghiera, nella comunità, e allora avremo la forza necessaria per superare tutte le pietre che ci vengono incontro vita.