“Due occhi vedono meglio di uno e due orecchi sentono meglio di uno”

Lettera a quanti sono coinvolti nella missione educativa delle scuole cattoliche

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Pubblichiamo di seguito la Lettera congiunta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e del Dicastero per la Cultura e l’Educazione rivolta a quanti sono coinvolti nella missione educativa delle scuole cattoliche:

Lettera

A quanti sono coinvolti nella missione educativa delle scuole cattoliche

Carissime, carissimi,

lo scorso 22 maggio 2023, il “Dicastero per la Cultura e l’Educazione” e il “Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica” hanno invitato in Vaticano alcuni protagonisti della rete mondiale delle scuole cattoliche, affinché raccontassero in prima persona le potenzialità e le sfide della missione educativa, in questa stagione della storia, descritta da Papa Francesco non tanto come «epoca di cambiamenti, ma cambiamento d’epoca». [1]

Perché l’invito a questo tempo di ascolto è stato rivolto non solo dal Dicastero dedicato all’educazione, ma anche dal Dicastero che si occupa della vita consacrata? Perché una porzione molto consistente delle più di 240.000 scuole cattoliche che rendono la Chiesa uno dei protagonisti dell’educazione primaria e secondaria al mondo è guidata da Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita apostolica. L’iniziativa comune non era solo strategica, ma intendeva anzitutto onorare quanto raccomandato dalla Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium che invita all’«ascolto reciproco», dove «ciascuno ha qualcosa da imparare» (n. 4). In quell’occasione, come organismi della Santa Sede a servizio del Santo Padre abbiamo imparato da chi lavora in prima linea nell’educazione; inoltre ciascuno dei due Dicasteri ha imparato dall’altro. Infatti due occhi vedono meglio di uno e due orecchi sentono meglio di uno.

Desideriamo ringraziare tutti coloro che stanno dedicando le migliori risorse della vita all’importante missione educativa a cui sono chiamati. Grazie ai docenti e a tutto il personale amministrativo e di servizio che compongono la comunità educativa globale, fili di colori diversi tessuti in un unico arazzo. Grazie a tutte le famiglie che, avvalendosi della competenza formativa della comunità cristiana, crescono i loro figli e le loro figlie in una alleanza educativa con le scuole cattoliche. Grazie ai Vescovi, alle Diocesi di tutto il mondo, agli Istituti di Vita Consacrata e alle Società di Vita apostolica che investono notevoli energie umane e risorse finanziarie per il mantenimento di scuole di lunga data e per la costituzione di nuove. Visti dall’alto, i gesti di questi attori – ciascuno con il proprio tocco e carisma – compongono una grandiosa coreografia, desiderosa che nessuno sia escluso dalla danza della vita.

Certo, nell’incontro dello scorso maggio sono emerse anche gravi difficoltà. Alcune accomunano il mondo intero, altre appesantiscono determinati contesti: la recente pandemia fa sentire tuttora i suoi effetti, la crisi economica globale, la denatalità, la povertà grave, l’ingiusta disuguaglianza di accesso a cibo, acqua, salute, educazione, informazione, cultura e internet. A ciò si aggiunge, almeno in alcune nazioni, un mancato riconoscimento da parte del sistema legislativo della parità economica delle scuole non statali. Inoltre diverse Diocesi del mondo, Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica stanno vivendo una significativa diminuzione vocazionale. E, almeno nel mondo occidentale, la fede in Dio rimane fortemente marginalizzata dalla vita pubblica e, più in generale, dalla vita degli uomini e delle donne del nostro tempo. Questo dato ha certamente effetti pratici complessi che inducono perfino alla chiusura o all’alienazione di alcune scuole, con una perdita ingente di “personalità” nel sistema scolastico. Infatti, dove si spegne una scuola diocesana o religiosa, si cancellano dall’ambiente educativo le impronte della storia di quell’unica Chiesa locale, del carisma inconfondibile di quella famiglia religiosa. Quando si assiste alla dolorosa chiusura di una scuola si spegne un luogo che identifica e custodisce una porzione di speranza. Infine si è notato che circostanze, opportunità e questioni inedite rendono, in alcuni casi, più difficoltosa l’espressione dell’identità cristiana e cattolica in modo dialogante ma fermo, saldo ma affabile.

La situazione potrebbe spaventare, anche a motivo della rapidità dei suoi effetti. Tuttavia, ricordiamo che proprio da situazioni paurose – come il caos prima della Creazione (Gen 1,2) – Dio trae le sue opere più sorprendenti. La lettura di alcuni dati che descrivono la realtà rischia di inibire la speranza; eppure quanto di primo acchito blocca il coraggio, potrebbe in realtà mostrarsi come un “blocco di partenza”, uno “starting block” che favorisce un nuovo scatto, in avanti. Per esempio, il contesto complesso in cui siamo chiamati a lavorare come scuole cattoliche potrebbe favorire una maggiore disponibilità a «fare coro», come recentemente il Santo Padre ha chiesto anche alle Pontificie Istituzioni Accademiche Romane (Udienza del 25 febbraio 2023). Purtroppo, a volte le scuole cattoliche operano in un medesimo territorio non come solisti che, grazie al loro singolare timbro vocale, arricchiscono l’intera corale, ma quali voci fuori dal coro, isolate, senza contesto; in qualche caso perfino in dissonante concorrenza. È necessario, e urgente, far coro tra i vari Istituti di vita Consacrata e Società di Vita Apostolica impegnati nell’educazione; far coro tra i Vescovi, i parroci, l’intera pastorale diocesana e la ricchezza di carismi educativi garantita dalle scuole appartenenti a Istituti di vita Consacrata e Società di Vita Apostolica. È indispensabile che clero, religiosi e religiose, laici facciano coro e a questi ultimi venga garantita la possibilità di echeggiare la voce educativa di una Diocesi e perfino il timbro singolare di un carisma religioso. A tal proposito, esortiamo a mettere in moto iniziative, anche a carattere sperimentale, vibranti di immaginazione e creatività, capaci di condivisione e futuro, precise nella diagnosi e ariose nella visione. Il timore dei rischi non spenga l’audacia; infatti la crisi non è il momento per mettere la testa sotto la sabbia, ma per guardare le stelle, come Abramo (Genesi 15,5).


Nelle righe finali di questa lettera vogliamo insistere sul “Tu devi”. Si, dobbiamo tutti in maniera più decisa “far coro”. E lo facciamo sicuri della potenzialità e bellezza della missione educativa, «diritto inalienabile» che favorisce la dignità della persona umana (Gravissimum Educationis 1). Come organismi chiamati ad aiutare il Santo Padre nello svolgimento del suo ministero petrino, desideriamo anzitutto incoraggiarvi. Perciò ricorreremo a modi antichi e nuovi di ascoltarvi, percorrendo un cammino comune, affinché la realtà sia presa in urgente considerazione e possano emergere dal corpo ecclesiale soluzioni di futuro, perfino in contesti esigenti. Lo Spirito di Cristo illumini i nostri sensi, rendendoli capaci di discernere, immaginare e rischiare.

Vi salutiamo con grata e partecipe stima.

João Braz Card. de Aviz – Prefetto – DIVCSVA

José Tolentino Card. Calaça de Mendonça – Prefetto – DCE

José Rodríguez Carballo, O.F.M. – Arcivescovo Segretario – DIVCSVA

Mons. Giovanni Cesare Pagazzi – Segretario – DCE

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[1] Cfr. Papa Francesco, Auguri di Natale alla Curia Romana, 21 dicembre 2019.