Suor Saleh: la telefonata del Papa ci ha dato coraggio

Emozione e gratitudine da parte dei parrocchiani di Gaza per l’inaspettata chiamata di Papa Francesco di ieri sera

Vatican News

“Il Santo Padre ha voluto impartire la sua benedizione a tutti”, riferisce suor Nabila Saleh, che ha parlato direttamente con il Pontefice, “ci ha assicurato che siamo nelle sue preghiere”. “Offriamo le nostre sofferenze per la fine della guerra, per la pace, per la Chiesa e anche per il Sinodo”.

“Il Papa ci ha assicurato che siamo nelle sue preghiere e che conosce la sofferenza che stiamo attraversando”. Suor Nabila Saleh racconta con emozione ad Agenzia Sir la telefonata del Papa alla parrocchia latina di Gaza. È stata lei a parlare con Francesco: “Padre Yusuf mi ha chiamato e mi ha dato il suo numero di telefono perché potessi parlare direttamente con il Pontefice, visto che non parla bene l’italiano”.

Pregare continuamente il Rosario

“Il Santo Padre – spiega la suora – voleva sapere quante persone sono ospitate nelle strutture parrocchiali. Sono circa 500, tra malati, famiglie, bambini, disabili, persone che hanno perso la casa e tutti i loro beni. È stata una grande benedizione poter parlare con lui. Ci ha dato coraggio e sostegno nella preghiera. Gli abbiamo chiesto di fare un appello per la pace e gli abbiamo anche detto che offriamo le nostre sofferenze per la fine della guerra, per la pace, per i bisogni della Chiesa e anche per il lavoro in corso del Sinodo. I nostri parrocchiani erano molto contenti, sanno che il Papa sta lavorando per la pace e per il bene della comunità cristiana di Gaza.

Come state vivendo queste ore drammatiche?

La situazione è molto difficile, ma ci sosteniamo a vicenda. Tutto è condiviso. La gente accetta questa situazione e chiede al Signore che finisca presto.

La gente non perde la speranza e continua a pregare per la pace in questo momento?


Sì, con fede, con molta fede. Impariamo da loro. Ogni giorno abbiamo due messe. Inoltre preghiamo sempre il rosario con i bambini e le loro famiglie. Ieri sera abbiamo partecipato alla messa domenicale con il battesimo di un bambino: la madre aveva paura che succedesse qualcosa di brutto e ha chiesto che il suo bambino fosse battezzato. È stato un momento di resurrezione e rinascita spirituale per tutti noi.

Qual è la situazione ora?

La scorsa notte abbiamo vissuto momenti molto difficili, con bombardamenti che sono durati tutta la notte. Non abbiamo dormito cinque minuti fino a stamattina.

E i bombardamenti sono continuati questa mattina?

Solo fino alle otto, ora la situazione è più tranquilla. Ogni tanto passa qualche aereo da guerra, ma non è niente rispetto alla notte scorsa.

C’è qualche appello che vorrebbe fare attraverso i nostri microfoni a nome dei parrocchiani di Gaza?

Vogliamo la pace, perché la guerra non fa bene a nessuno. Vogliamo la fine di questa dura guerra. Tante persone hanno perso i loro cari, le loro case e tutto ciò che avevano. Chiediamo giustizia: giustizia e pace. Anche il popolo palestinese ha il diritto di vivere. Chiediamo che le persone non vengano punite a causa di un gruppo fanatico. E vi chiediamo di pregare per noi.

Paolo Ondarza – Notizie dal Vaticano