Il leader dei cattolici di Cipro: “Francesco verrà anche ad imparare”

Intervista esclusiva a padre Jerzy Kraj, vicario del Patriarcato latino di Gerusalemme

Cipro
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L’annuncio del viaggio di Papa Francesco a Cipro ha colto di sorpresa la piccola chiesa cattolica cipriota, circa 30.000 fedeli latini e maroniti. Ma nonostante il poco tempo a disposizione per preparare il viaggio, il francescano polacco padre Jerzy Kraj, polacco di Cracovia, sessantunenne, non nasconde l’entusiasmo, in questa intervista esclusiva ad Exaudi, il cui direttore editoriale Deborah Castellano Lubov sarà sull’aereo papale con la stampa al seguito: “Sarà un segno di vicinanza alle comunità in difficoltà, un sorprendente messaggio di Dio per chi vuole la pace e il dialogo”.

Francesco atterrerà a Cipro – paese di antica tradizione ortodossa, con una non piccola minoranza musulmana – nel pomeriggio di giovedì 2 dicembre, e ripartirà la mattina di sabato 4 alla volta di Atene. “Francesco viene come maestro e anche discepolo”, commenta padre Kraj. La Chiesa che incontrerà è composta in gran parte di stranieri immigrati. Ma “la più urgente sfida pastorale è Cipro del nord”, dove non risiede nessun sacerdote cattolico.

Delle variegate provenienze dei cattolici di Cipro, del dialogo non sempre facile con la Chiesa ortodossa e della dolorosa divisione dell’isola tra il nord turco-cipriota e il sud greco-cipriota, padre Kraj parla in questa lunga intervista rilasciata ad Exaudi prima della loro partenza del volo papale.

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Padre Kraj, cosa significa questo viaggio di Franceso a Cipro, per la chiesa cattolica locale e per il paese?

L’annuncio di questo viaggio del papa a Cipro è stato una sorpresa per me e per tutti. Non credevamo che dopo Benedetto XVI, nel 2010, un altro papa, sarebbe tornato in una piccola isola dopo soli 11 anni, e questo dice molto dello spirito di Francesco, che ha scelto di venire a Cipro perché è una periferia non solo geografica ma anche esistenziale. Questo è sicuramente un segno di vicinanza alle comunità in difficoltà.

E quali sono le difficoltà della Chiesa cattolica a Cipro?

Parliamo di difficoltà non solo come Chiesa, ma anche difficoltà di relazioni con l’esterno, per quel che concerne l’ecumenismo, la realtà dei migranti e soprattutto la divisione di Cipro in due parti. Nicosia è l’ultima capitale d’Europa ancora divisa da un muro. Perciò l’arrivo del papa a Cipro è un segno, un sorprendente messaggio di Dio a tutti quelli che vogliono programmare e portare avanti un progetto di pace e di dialogo.

Secondo lei quali saranno i momenti più importanti e più coinvolgenti del programma?

Il programma comprende in sintesi quattro momenti solenni, ad iniziare dal primo incontro con la Chiesa maronita locale. Mi preme sottolineare il valore della sinodalità, sia in questo primo incontro coi maroniti, cioè sacerdoti, religiosi, consacrati e movimenti ecclesiali, sia nel secondo incontro con la Chiesa latina, nella parrocchia della Santa Croce. Infatti in entrambe le occasioni ci saranno due testimonianze da ascoltare, per fare arrivare a Francesco il messaggio della nostra realtà. Questo mi piace molto, il fatto cioè che il papa non viene solo ad insegnare ma ad imparare anche.

Francesco arriva a Cipro come maestro ma anche discepolo, come pastore della Chiesa madre e discepola. Il papa ci porterà un incoraggiamento, questo è molto importante sottolinearlo: lei sa che il motto del viaggio è “comforting each other in faith”, che in italiano è stato tradotto ufficialmente “consolaci nella fede”, ma la traduzione è sbagliata; non è “consolaci nella fede”, ma “confortiamoci l’un l’altro nella fede”. Questo punto è importante: il papa ci porterà un messaggio che non dobbiamo non solo accogliere: dobbiamo anche viverlo e portarlo agli altri.

E gli altri tre incontri?

Per quanto riguarda quello nella parrocchia cattolica della Santa Croce, sarà una preghiera ecumenica alla presenza delle comunità immigrate, il punto culminante del viaggio, la sera prima della partenza. Poi ci sarà l’incontro con la chiesa ortodossa locale, con l’arcivescovo Crysostomos II nell’arcivescovado ortodosso col sinodo ortodosso, nella chiesa di san Barnaba, inaugurata l’11 giugno scorso, dove il Papa sicuramente riceverà una bella accoglienza e anche un’icona di san Barnaba. Anche noi, come logo del viaggio, abbiamo scelto Barnaba come apostolo dell’isola.

Infine ci sarà la messa nello stadio più grande di Cipro, a Nicosia, che di solito usiamo per le partite di calcio, qualche volta per concerti. Il 3 dicembre invece, celebrando la memoria liturgica del grande missionario gesuita san Francesco Saverio, noi faremo di questo stadio una grande cattedrale a cielo aperto, da dove saliranno al cielo la nostra lode, il nostro grazie e la nostra preghiera, e speriamo che non piova!

Ma qual è in genere l’opinione che i ciprioti hanno di Francesco? Cosa scrivono di lui i giornali? Quali sono i tratti della figura di Francesco che più colpiscono la gente?

Credo di poter dire che l’opinione pubblica cipriota sia abbastanza favorevole a papa Francesco. Ne ho parlato con tanti ortodossi, anche prima dell’annuncio ufficiale del viaggio. Anche loro sono ammirati dalla semplicità di Francesco, dal suo spirito di vicinanza alle persone, specie le più abbandonate, questo è un aspetto della figura di Francesco che attira molto la gente, pensando a pastori che al contrario di lui sono molto più chiusi.

Ovviamente non mancherà neppure qualche critica, questo è inevitabile, ma non dobbiamo pensare che papa Francesco a Cipro sarà malvisto o non accolto con grande rispetto e gioia. Anzi, so che alla messa del Papa parteciperanno anche degli ortodossi, non sarà un grande numero ma significa comunque che c’è accoglienza per il messaggio di apertura al dialogo che papa Francesco porterà anche a Cipro.

Chi sono i cattolici di Cipro? Sono stranieri oppure originari del luogo?

La chiesa cattolica a Cipro è composta da due gruppi, il latino e il maronita. La chiesa latina, secondo le statistiche ufficiali di 10 anni fa, conta circa 25.000 fedeli, di cui circa 2.500 ciprioti, gente cioè del posto. Ma anche tra questi 2.500 ci sono stranieri che hanno richiesto e ottenuto la cittadinanza perché sposati con un marito o una moglie cipriota. Gli altri son tutti lavoratori stranieri, in gran parte filippini, srilankesi, indiani e qualche europeo, specie polacchi e rumeni. Ora abbiamo anche un gruppo di ucraini di rito greco-cattolico. L’ultima ondata migratoria infine è stata quella dei rifugiati africani, e anche tra loro ci sono cattolici che frequentano la nostra chiesa. Dunque la comunità latina è piuttosto variegata per provenienze.

E quella maronita?

La chiesa maronita invece conta tra 5.000 e 7.000 fedeli, non sappiamo bene, perché di recente, a causa della crisi economica in Libano, molti libanesi si son trasferiti a Cipro. La comunità è composta anzitutto da famiglie cipriote di antiche origini libanesi, perché la chiesa maronita è essenzialmente libanese, e queste famiglie si sono trapiantate dal Libano a Cipro da decenni, se non secoli. Poi c’è il nuovo gruppo di maroniti che negli ultimi due, tre o cinque anni sono arrivati qui in fuga dalla crisi economica in Libano, dato che Beirut dista solo 20 minuti di aereo.

In una chiesa così piccola e culturalmente variegata, quali sono le più urgenti sfide pastorali?

La pastorale non può ovviamente ignorare la pluralità di lingue e culture dei nostri fedeli. Per le celebrazioni liturgiche utilizziamo soprattutto l’inglese, pur cercando di non dimenticare il greco. La varietà di nazionalità ci obbliga ad essere flessibili con le diverse culture. Nella nostra parrocchia più grande abbiamo sei gruppi linguistici per i quali celebriamo una messa ogni mese: accanto ai filippini, il gruppo più importante, ci sono gli indiani, gli srilankesi, poi le celebrazioni in francese, spagnolo e anche polacco. Ma la sfida più grande è indubbiamente la parte nord di Cipro.

Perché?

Perché c’è un numero crescente di studenti africani nelle università turco-cipriote, e tra loro ci sono parecchi cattolici. Ogni settimana noi attraversiamo la frontiera e andiamo a celebrare la messa in tre posti a Cipro Nord: la cappella francescana di santa Elisabetta a Kyrenia, la chiesa di san Marco a Famagosta, che condividiamo con gli anglicani, e una hall che affittiamo per il gruppo di studenti del C.I.U. (Cyprus International University) della parte turco-cipriota di Nicosia. Abbiamo almeno 400, o forse addirittura 500 fedeli presenti ogni domenica alle nostre liturgie, e per noi la cura pastorale di loro è una grande sfida. Questo significa che noi dobbiamo consolidare la nostra presenza a Cipro nord, perché al momento non c’è nessun sacerdote cattolico di rito latino residente là.

Ci saranno anche loro alla messa del Papa a Nicosia?

Ci dispiace che non saranno presenti agli eventi del viaggio del papa. Noi abbiamo chiesto, ma sarà difficile ottenerla, la presenza di una rappresentanza di loro, abbiamo presentato una domanda per undici di loro, corredata di tutti i documenti necessari, così da ottenere un permesso di varcare la frontiera e prendere parte alla messa del papa. Temo però che sarà difficile, da parte del governo cipriota concedere questi permessi.

Ma per attraversare la frontiera da nord a sud serve sempre un permesso?

Tutti, sia cittadini ciprioti che turisti e stranieri, possono passare la frontiera verso Cipro del nord con la carta d’Identità o il passaporto. Invece, provenendo da Cipro del Nord, tutti possono passare con la carta di identità i check-point di frontiera, ma non gli stranieri che hanno un visto rilasciato dalle autorità della Repubblica Turca del Cipro Nord (TRNC), che non è riconosciuta al livello internazionale.

Parliamo dei rapporti con la chiesa ortodossa. Come li descriverebbe? A che punto è a Cipro il dialogo ecumenico? E quali sono le difficoltà?

L’ecumenismo a Cipro è fatto non tanto di dialogo teologico, ma di quotidiana convivenza tra chiese diverse. Certamente segnali di rispetto e apertura nei nostri confronti non mancano. Siamo stati spesso invitati a diversi convegni della Chiesa ortodossa cipriota, soprattutto il vescovo Vasilios di Famagosta è un vescovo molto aperto e grande amico nostro, che una volta ci ha invitato a parlare pubblicamente della nostra devozione di cattolici alla Theotokos, la Madre di Dio… Quel che voglio sottolineare è che la collaborazione e i rapporti sono molto rispettosi, anche di aiuto.

In tutta l’isola di Cipro, a parte Cipro Nord, noi cattolici celebriamo messe in sette luoghi. Di questi, tre sono chiese francescane appartenenti a noi, quattro sono chiese date a noi in uso dalla Chiesa ortodossa, cioè la chiesa di Paphos, due cappelle a Paralimni e Aghia Napa e anche una cappella a Polis. E questa è la prova che se la chiesa si apre ad un dialogo fatto non solo di parole, ma un dialogo concreto, allora nascono anche belle esperienze di rispetto e di aiuto vicendevole.

Dunque non si percepisce alcuna ostilità tra diverse comunità?

Ostilità no, ma senza dimenticare che con alcuni vescovi e sacerdoti non tutto è bello, non son tutte rose e fiori. Ad esempio, ci sono quelli che per i matrimoni misti fanno difficoltà. Io non ho mai sentito dire di casi di ri-battesimo, però so che alcuni, quando un cattolico sposa una ortodossa o una cattolica un ortodosso, allora celebrano una specie di cresima, un’unzione con olio benedetto, solo per dire che quella persona ha ricevuto un “sigillo” della chiesa ortodossa. Non tutti lo fanno, però alcune esperienze ci dicono che non tutti sono così aperti, parlando di riconoscimento della validità dei sacramenti cattolici, diciamo che si tratta di un po’ di folklore…

A Cipro c’è anche una presenza musulmana non piccola. Quali rapporti intrattenete con quella comunità?

Cipro, come sapete, oggi è divisa in due parti. La parte greco-cipriota copre due terzi dell’isola, il resto è la repubblica di Cipro del nord. La divisione tra nord e sud è anche etnica. Quando nel 1974 si creò questa divisione territoriale, anche la popolazione si divise, possiamo dire che fu una vera pulizia etnica, cioè lo spostamento di famiglie greco-cipriote da nord a sud e di famiglie turco-cipriote in senso contrario.

E’ da 8 anni che io vivo a Cipro, e in questo periodo ho visto la popolazione del nord, musulmana, sottoposta ad una politica sempre più forte di islamizzazione, su impulso soprattutto di Erdogan, dalla Turchia. Io la definisco una islamizzazione al momento piuttosto superficiale. Le autorità costruiscono molte moschee, ma non son convinto che siano in tanti a frequentarle. So che ci sono lavoratori stranieri pakistani che per le grandi feste religiose islamiche vanno in moschea, ma non c’è ancora un grande risveglio religioso. Ciò nonostante, le moschee negli ultimi anni sono nate e cresciute come i funghi dopo una bella pioggia. Alcuni villaggi piccoli hanno una moschea con un minareto, i villaggi un po’ più grandi due minareti, nella parte nord di Nicosia c’è una grande moschea con quattro minareti e se ne sta costruendo anche un altra, con sei minareti!

Devo dire comunque che un dialogo c’è, abbiamo un “Religious Track” che quest’anno celebra 11 anni di attività, sotto l’egida dell’ambasciata di Svezia. Ci siamo noi quattro leader cristiani, vale a dire l’ortodosso, il maronita, l’armeno e io come vicario patriarcale di Cipro, insieme al Muftì di Cipro. E questo tavolo di dialogo è un segno positivo di apertura vicendevole. Noi non abbiamo il potere di prendere alcuna decisione politica, ma dimostriamo anche ai politici che è possibile sedersi allo stesso tavolo e discutere i problemi faccia a faccia.

Ma c’è – o c’è mai stata – tra i cristiani e i cattolici in particolare una preoccupazione per qualche segnale di estremismo religioso a loro ostile?

Quel genere di fanatismo religioso a Cipro non c’è. Quello che invece riscontriamo è la mancanza di volontà, soprattutto da parte turco-cipriota, di agire per preservare l’eredità religiosa cristiana nella parte nord; parliamo di chiese abbandonate, se non distrutte. Un miglioramento c’è stato, ora esiste una commissione bilaterale incaricata appunto di proteggere questo patrimonio culturale, cioè i monumenti come chiese, cimiteri e anche moschee, nelle due parti in cui Cipro è divisa. Ci sono state chiese convertite per qualche tempo persino in stalle, ora si sta cercando di avere più rispetto dei luoghi. Qualche segnale positivo c’è, ma l’obiettivo è ancora lontano. Atti di vandalismo non ce ne sono, però ad esempio quest’anno è stato organizzato un concerto di Heavy music, finito poi su Youtube, in una chiesa armena mezza abbandonata, e allora abbiamo protestato, perché si tratta di utilizzare un luogo senza il permesso del proprietario.

Noi celebriamo comunque messa senza difficoltà nella parte nord di Cipro, come ho detto prima, almeno fino all’arrivo della pandemia di covid e delle restrizioni conseguenti. Prima la messa la celebravamo anche nella hall dell’università, adesso dobbiamo affittare una grande hall fuori dal campus universitari.

Quale eredità lascerà a Cipro il viaggio del Papa?

Io credo che il motto scelto per il viaggio del papa corrisponde proprio alle aspettative nostre di seminare un nuovo incoraggiamento a vivere e trasmettere la fede. E’ importante che come comunità, in questo anno di preparazione al sinodo, ci sentiamo coinvolti e corresponsabili la chiesa. Francesco viene sì a darci indicazioni per il cammino, ma anche ad ascoltare. E questo ci mette davanti alla realtà della nostra fede, della mia fede. Noi abbiamo una comunità viva, soprattutto grazie ai filippini, molto organizzati in gruppi di preghiera, che non vengono in chiesa solo per la messa. Il problema adesso è solo il poco tempo rimasto per preparare tutto il necessario al Papa, dato che i nostri fedeli sono liberi solo sabato e domenica e meno durante la settimana.

Come farete?

Ci dobbiamo arrangiare, dato che l’annuncio dell’arrivo del papa è stato dato con un solo mese di anticipo. Ma sarà bello comunque gettare i semi di un nuovo slancio evangelico, con l’incoraggiamento del papa e la nostra accoglienza per lui.