“Mantenere vivo il carisma del servizio rispondendo con creatività e coraggio”

Il Papa in udienza con i rappresentanti della Confederazione delle Diocesi Italiane Confraternite delle Diocesi d’Italia

Vatican News

Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i rappresentanti della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia e ha rivolto loro il discorso che riportiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Sono contento di incontrarvi. Ringrazio il Presidente, Dottor Rino Bisignano, e S.E. Mons. Michele Pennisi, Assistente Ecclesiastico Nazionale, come pure i membri del Consiglio Direttivo della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia, ai Coordinatori e agli Assistenti Regionali qui presenti.

Fondata nel 2000, nel contesto del grande Giubileo, la vostra Confederazione opera da ormai più di vent’anni per accogliere, sostenere e coordinare la ricchissima e variegata presenza delle Confraternite nelle Diocesi d’Italia. Ora vi accingete a celebrare, fra due anni, il vostro 25° anniversario nel contesto di un altro Giubileo, quello del 2025, che ha come motto “Pellegrini di speranza”. Ci stiamo preparando a questo momento forte della vita della Chiesa, e voi siete una realtà molto significativa per questa preparazione e poi per la celebrazione.

Lo siete in primo luogo per la presenza capillare che avete sul territorio nazionale e per la quantità di persone che coinvolgete, con circa tremiladuecento Confraternite iscritte – e altrettante esistenti ma non iscritte – e due milioni di membri; e a questi si aggiunge la comunità allargata di familiari e amici che attraverso di loro si uniscono alle vostre attività. È un quadro impressionante, che richiama alla mente quanto dice il Concilio Vaticano II, a proposito della natura e della missione dei laici nella Chiesa, e cioè che essi «sono chiamati da Dio a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo» (Cost. dogm. Lumen gentium, 31).

Il vostro “fermento”, il vostro lievito è ben presente nel tessuto ecclesiale e sociale italiano, e dev’essere mantenuto vivo, perché possa far fermentare tutta la pasta. Lo raccomandava San Giovanni Paolo II in una sua omelia nel 1984 quando diceva: «Oggi l’urgenza dell’evangelizzazione esige che anche le Confraternite partecipino più intensamente e più direttamente all’opera che la Chiesa compie per portare la luce, la redenzione, la grazia di Cristo agli uomini del nostro tempo» (Giubileo delle Confraternite, 1° aprile 1984). Nel contesto della nuova evangelizzazione, la pietà popolare costituisce infatti una potente forza di annuncio, che ha molto da dare agli uomini e alle donne del nostro tempo (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 126). Qui mi riferisco a Evangeligaudium 126. Ma sulla pietà popolare, quello che continua a essere il testo più forte, che aiuta tanto, è quello di San Paolo VI, nell’Evangelii nuntiandi. È bene tornare sempre a quel testo, che ha chiarito bene il posto della pietà popolare nella vita della Chiesa. L’Evangelii nuntiandi ancora oggi è attuale: quella è un’Esortazione apostolica profetica, che aiuta, che fa andare avanti!

Per questo vi incoraggio a coltivare con impegno creativo e dinamico la vostra vita associativa e la vostra presenza caritativa, che si fondano sul dono del Battesimo e che comportano un cammino di crescita sotto la guida dello Spirito Santo. Lasciatevi animare dallo Spirito e camminate: come fate nelle processioni, così fatelo in tutta la vostra vita di comunità. La ricchezza e la memoria della vostra storia non diventino mai per voi motivo di ripiegamento su voi stessi, di celebrazione nostalgica del passato, di chiusura verso il presente o di pessimismo per il futuro; siano piuttosto stimolo forte a reinvestire oggi il vostro patrimonio spirituale, umano, economico, artistico, storico e anche folkloristico, aperti ai segni dei tempi e alle sorprese di Dio. È con questa fede e con questa apertura che chi vi ha preceduto ha dato origine un tempo alle vostre fraternità. Senza questa fede e questa apertura, noi oggi non ci troveremmo qui, così numerosi, a rendere grazie al Signore di tanto bene ricevuto e compiuto! Con tante Confraternite!

Vorrei poi invitarvi ad articolare il vostro cammino secondo tre linee fondamentali: evangelicitàecclesialità e missionarietà. Questa indicazione la riassumerei così:


– camminare sulle orme di Cristo;

– camminare insieme;

– camminare annunciando il Vangelo.

Anzitutto, camminare sulle orme di Cristo. Vi esorto a coltivare la centralità di Cristo nella vostra vita, nell’ascolto quotidiano della Parola di Dio. Questo è molto importante: la vicinanza al Vangelo. Noi dobbiamo tutti i giorni leggere il Vangelo. Vi consiglio: prendete un libro del Vangelo tascabile, portatelo nella tasca o nella borsa e poi quando avete un po’ di tempo, leggete qualcosa nella giornata. Un piccolo pezzo tutti i giorni. Fa crescere il Vangelo, fa crescere il cuore. Contatto fisico con il Vangelo e poi contatto spirituale. Vi esorto dunque a coltivare la centralità di Cristo, organizzando e partecipando regolarmente a momenti formativi, nella frequenza assidua ai Sacramenti, in una intensa vita di preghiera personale e liturgica. Le vostre antiche tradizioni liturgiche e devozionali siano animate da una vita spirituale intensa, con fervore, e dall’impegno concreto della carità. E non abbiate paura di aggiornarle in comunione con il cammino della Chiesa, perché possano essere un dono accessibile e comprensibile per tutti, nei contesti in cui vivete e operate, e uno stimolo ad avvicinarsi alla fede anche per i lontani.

Secondo: camminare insieme. La storia delle Confraternite offre alla Chiesa un’esperienza secolare di sinodalità, che si esprime attraverso strumenti comunitari di formazione, di discernimento e di deliberazione, e attraverso un contatto vivo con la Chiesa locale, con i Vescovi e con le Diocesi. I vostri consigli e le vostre assemblee – come vi chiese l’amato Papa Benedetto XVI –, non si riducano mai a incontri puramente amministrativi o particolaristici[1]; siano sempre e prima di tutto luoghi di ascolto di Dio e della Chiesa, di dialogo fraterno, caratterizzato da un clima di preghiera e di carità sincera. Solo così potranno aiutarvi ad essere realtà vivaci e a trovare nuove vie di servizio e di evangelizzazione.

E questo ci porta alla terza dimensione del vostro cammino: camminare annunciando il Vangelo, testimoniando la vostra fede e prendendovi cura dei fratelli, specialmente delle nuove povertà del nostro tempo, come molti di voi hanno dimostrato in questo tempo di pandemia. Studiate bene quali sono le nuove povertà. Noi forse non sappiamo, ma sono tante, le nuove povertà. La storia delle Confraternite ha in questo senso un grande patrimonio carismatico. Non lasciate cadere questa eredità! Mantenete vivo il carisma del servizio e della missione, rispondendo con creatività e coraggio ai bisogni del nostro tempo.

Evangelicitàecclesialità e missione: queste, cari fratelli e sorelle, le tre parole che vi affido oggi. E vorrei concludere rinnovandovi l’invito ad essere «missionari dell’amore e della tenerezza di Dio […] missionari della misericordia di Dio, che sempre ci perdona, sempre ci aspetta, e ci ama tanto!» (Omelia nella Giornata delle Confraternite e della pietà popolare, 5 maggio 2013).

La Madonna, che con tanti titoli venerate come vostra Madre, vi custodisca e vi guidi sempre. Benedico di cuore voi, tutti i confratelli e le consorelle e le vostre famiglie. E vi raccomando: non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

[1] Cfr Discorso alla Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia, 10 novembre 2007.