Religioni e cambiamento climatico

Il ruolo delle diverse fedi nella cura della casa comune

Il Papa pianta simbolicamente un ulivo insieme agli altri leader religiosi lo scorso 4 ottobre (C) Vatican Media

Le religioni possono unirsi per la cura della casa comune, per contrastare il cambiamento climatico che stanno causando tanti disastri e fenomeni migratori massicci? Padre Mario Arroyo offre ai lettori di Exaudi le sue riflessioni.

San Giovanni Paolo II in tre occasioni (1986, 1993 e 2002) ha riunito i leader religiosi del mondo per pregare per la pace ad Assisi. Voleva mostrare in questo modo come la religione in generale possa essere una forza di pace, generare pace nel suo ambiente e non violenza, come a volte accade (nel 2002, l’attentato alle Torri Gemelle perpetrato dai fondamentalisti islamici era recentissimo). La critica atea tende a sottolineare che la religione è causa di divisione nel mondo, forse la più profonda, e quindi sarebbe un dovere morale attaccarla. Il Santo Padre ha controbattuto queste critiche faziose e ha mostrato come i leader religiosi possano superare le loro differenze, dialogare e unirsi per pregare per la pace.

Cambiamento climatico

Ora, nel 2021, l’umanità, insieme al bisogno di pace, che non può mai essere dato per scontato, ha l’urgenza di prendersi cura del pianeta. Le religioni possono unirsi per chiedere la salute del pianeta e affrontare il cambiamento climatico? Ciò che San Giovanni Paolo II ha fatto per la pace, Francesco lo fa ora con il cambiamento climatico: il Papa ha riunito in Vaticano circa 40 leader religiosi perché esprimessero il loro sostegno alla COP 26 di Glasgow e la loro preoccupazione per il cambiamento climatico. Tutti hanno firmato un appello per fermare il cambiamento climatico. Tra i partecipanti c’erano, tra gli altri, l’Arcivescovo di Canterbury, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’Imam di Al-Azhar. Le religioni si sono unite per combattere l’inquinamento e difendere la salute del pianeta.

Leader delle religioni più rappresentative

Insieme ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, c’erano leader ebrei, musulmani, indù, buddisti, sikh, confuciani, taoisti e zoroastriani; cioè esponenti delle religioni più rappresentative del pianeta. Tutti hanno espresso la loro comune preoccupazione per il clima e il loro sostegno all’ecologia. Questa realtà mostra come le religioni abbiano dei punti in comune, nonostante le loro differenze storiche e culturali, e che quei punti in comune convergono a beneficio dell’umanità. In questo modo, la lotta al cambiamento climatico contribuisce anche all’unità tra le diverse fedi, poiché mostra come tutti insieme si possa lavorare per l’uomo e la società. Le differenze dottrinali non sono un ostacolo per poter fare del bene insieme, come una squadra.

Sguardo aperto

Papa Francesco ha scelto di non leggere il suo discorso, per non allungare troppo la cerimonia e dare più spazio agli altri leader religiosi. Ma ha consegnato loro il suo discorso per iscritto. In esso insiste, fedele al suo consueto schema di pensiero, su tre punti: «lo sguardo dell’interdipendenza e della condivisione, motore dell’amore e vocazione al rispetto». Fedele alle sue profonde intuizioni, Francesco insiste che “tutto è connesso”, e che per questo bisogna avere uno “sguardo aperto all’interdipendenza e alla condivisione”. Siamo tutti membri dell’unica famiglia umana per cui condividiamo la responsabilità di portarla avanti.

Le proposte del Papa

Il “motore dell’amore” è ciò che ci porta a confrontarci con la “cultura dello scarto”, invitandoci a generare una cultura “della cura della nostra casa comune”. È l’amore che ci porta ad affrontare “i semi del conflitto: l’avidità, l’indifferenza, l’ignoranza, la paura, l’ingiustizia, l’insicurezza e la violenza”. Questi semi indeboliscono “l’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente che deve essere un riflesso dell’amore creativo di Dio”. Per generare una cultura della “cura della nostra casa comune” il Papa propone due soluzioni che le religioni possono fornire: “esempio e azione”, e “educazione”. Ognuno dal proprio credo e tradizione culturale può offrire il suo contributo in queste aree per prendersi cura del pianeta.

Rispetto

Il terzo elemento sottolineato da Francesco è “il rispetto per il creato, il rispetto per il prossimo, il rispetto per se stessi e il rispetto per il Creatore. Ma anche rispetto reciproco tra fede e scienza”, affinché il dialogo fecondo tra loro sia orientato alla “cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di reti di rispetto e di fraternità”. Come si vede, papa Francesco è ambizioso nella sua visione. Ritiene che la religione possa dare contributi alla scienza e che le religioni insieme possano contribuire a frenare il cambiamento climatico. E in ambito cristiano, questa cura farebbe parte della spiritualità cattolica.