Il S. Padre ordinerà domenica nove sacerdoti

Tra i diaconi c’è anche un’ex promessa del calcio: stava per firmare con la Roma

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L'ordinazione presieduta dal Papa nel 2018 a San Pietro © Vatican Media

Nove diaconi saranno ordinati sacerdoti domenica prossima da Papa Francesco, che da vescovo di Roma, torna a consacrare i sacerdoti per la sua diocesi. Lo scorso anno le ordinazioni presbiterali furono posticipate e celebrate dal cardinale vicario Angelo De Donatis a San Giovanni in Laterano, per via della pandemia; ma domenica 25 aprile, alle 9, sarà nuovamente il Santo Padre a presiedere il rito nella basilica di San Pietro e nella domenica del Buon Pastore.

I prossimi sacerdoti al momento sono in ritiro spirituale in un monastero. Si sono formati tutti nei diversi seminari diocesani. In sei hanno studiato al Pontificio Seminario Romano Maggiore: si tratta di Georg Marius Bogdan, Salvatore Marco Montone, Manuel Secci, Diego Armando Barrera Parra, Salvatore Lucchesi e Giorgio De Iuri. Due si sono invece formati al Collegio diocesano Redemptoris Mater: Riccardo Cendamo e Samuel Piermarini. L’ultimo, Mateus Henrique Ataide da Cruz, al Seminario della Madonna del Divino Amore. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su Vatican Media, Telepace, Tv2000 e sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

Georg Marius Bogdan viene dalla Romania e ha frequentato prima il Pontificio Seminario Minore e poi il Maggiore. «Il mio desiderio di diventare sacerdote – racconta – è nato fin da bambino, da quando avevo 9 anni e stavo leggendo un libro intitolato “Vita di san Giovanni Bosco”. Sognavo di diventare come lui».

Una stola il giorno del Battesimo

Importante l’esempio di Don Bosco anche per Salvatore Marco Montone, trentaduenne calabrese, trasferitosi a Roma per gli studi universitari. «Sono nato il Venerdì Santo del 1989 – dice – Il giorno del mio battesimo, qualche mese dopo, erano finite le vestine bianche così il sacerdote mi coprì con una stola. Non ho ricordi, naturalmente, ma i miei genitori me lo raccontano sempre….». Montone passa la sua infanzia all’oratorio dei salesiani a Spezzano Albanese. Quando arriva a Roma trova alloggio nella residenza universitaria salesiana della parrocchia di San Giovanni Bosco. «Qui, una notte – rievoca –, durante l’adorazione eucaristica in chiesa, si è palesata la chiamata del Signore».

Per il futuro sacerdote sono stati particolarmente importanti le esperienze di servizio con la Caritas diocesana: «Ho sperimentato davvero quella “chiesa ospedale da campo” di cui ci parla Papa Francesco – riflette – e in qualche modo sono stato le mani della Chiesa di Roma che si sono allungate verso i più poveri. Non ho mai vissuto tutto questo come un sacrificio, ma come parte integrante del mio essere sacerdote».

Parole simili a quelle che usa Diego Armando Barrera Parra, ventisettenne colombiano: «Una volta finito il liceo, in Colombia – racconta –, facevo volontariato nel carcere minorile e in una fondazione per tossicodipendenti. Lì è nato il mio desiderio di poter aiutare e servire il prossimo per sempre».

Il più giovane dal quartiere di Torre Angela

Il più giovane dei nove futuri sacerdoti è Manuel Secci, ventiseienne romano, cresciuto a Torre Angela nella parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo, «dove il senso di comunità e le belle esperienze – dichiara – hanno nutrito la mia vocazione». Al Seminario Maggiore ha studiato anche Salvatore Lucchesi, siciliano di 43 anni. Una vocazione matura, la sua: «Rendo grazie a Dio con la mia vita per tutta la misericordia che ha avuto per me».


Arrivato da Brindisi a Roma per studiare medicina, 29 anni, Giorgio De Iuri racconta: «Il desiderio della vocazione è nato in me quando avevo circa 15 anni, ma lo avevo un po’ accantonato. Si è poi riacceso nei primi anni che ho vissuto qui a Roma da studente fuori sede, grazie all’accoglienza che ho ricevuto nella parrocchia di Santa Galla». Nella preghiera, prosegue, «ho fatto esperienza diretta del fatto che il Signore c’era e non mi chiedeva nulla. Questa è la grazia, l’amore gratuito del Signore».

Quel Rosario pregato “per contratto”

Mateus Henrique Ataide da Cruz, 29 anni, è nato in Brasile, a Afogados da Ingazeiras, e si è trasferito a Roma sette anni fa, per frequentare il Seminario della Madonna del Divino Amore. «Quando avevo 15 iniziai a lavorare per un uomo anziano, lo aiutavo con il computer – racconta – Nel contratto di lavoro era scritto chiaramente che ogni giorno avrei anche dovuto pregare insieme a lui e recitare il Rosario. Quella che i primi tempi ho vissuto come un’imposizione, è diventata poi per me una necessità».

Riccardo Cendamo, del Redemptoris Mater, quarantenne, sognava invece di diventare regista, e per qualche anno lo ha anche fatto. Ma poi ha capito che non era quella la sua strada. «Se adesso mi guardo indietro mi rendo conto che la chiamata alla vocazione sacerdotale c’era da sempre, quell’amore doveva maturare».

Da promessa del calcio a prete

Tra i nuovi sacerdoti c’è anche un’ex promessa del calcio. È l’ultimo di quattro fratelli Samuel Piermarini, 28 anni e una grande passione per il pallone. «Giocavo ad alti livelli, la Roma mi chiamò per fare un provino – ricorda con un sorriso –. Alla fine dell’allenamento mi chiamò Stramaccioni e mi disse: “Allora Piermarini, puoi firmare con noi!”. Ma io risposi che non me la sentivo». Quindi l’ingresso al Redemptoris Mater e, domenica, l’ordinazione presbiterale: «Non vedo l’ora!».