Santità, vieni pellegrino, cercando di camminare con noi

Discorso di benvenuto del capo indigeno Wilton Littlechild

© CBS News

Discorso di benvenuto

Santità,

È un grande onore accoglierLa tra noi. Ha viaggiato molto per essere con noi sulla nostra terra e per camminare con noi sulla via della riconciliazione. Per questo Le onoriamo e La porgiamo il nostro più sentito benvenuto. Desideriamo riconoscere con profondo apprezzamento il grande sforzo personale che ha fatto per arrivare nella nostra terra. È una benedizione riceverLa e ospitarLa tra noi.

La vasta distesa di terra chiamata Canada, e che i Popoli Indigeni chiamano parte di Turtle Island, è la tradizionale patria delle Prime Nazioni, dei Métis e del Popolo Inuit. Qui a Maskwacis siamo sulla terra del Treaty Six, il territorio ancestrale dei Cree, Dene, Blackfoot, Saulteaux e Nakota Sioux da tempo immemorabile.


Il mio nome in Cree è “Usow-Kihew”, che significa “Aquila d’oro”. In inglese sono conosciuto come Wilton Littlechild. Sono stato uno studente qui alla scuola residenziale Ermineskin, che, per la Sua visita tra noi oggi, rappresenta tutte le scuole residenziali del nostro Paese. Si sono riuniti qui questa mattina con la gente di Maskwacis i sopravvissuti delle scuole residenziali, i capi, i dirigenti, gli anziani, i custodi
della conoscenza e i giovani delle comunità First Nations, Métis e Inuit di tutta la nostra terra. Ci sentiamo particolarmente onorati di accogliere anche il Governatore Generale del Canada, Sua Eccellenza Mary Simon, e il Primo Ministro, l’Onorevole Justin Trudeau.

In qualità di ex Commissario della Commissione per la Verità e la Riconciliazione, ho ascoltato quasi 7.000 testimonianze di ex studenti di scuole residenziali in questo Paese. Durante la recente visita a casa Sua in Vaticano da parte di una delegazione di sopravvissuti indigeni, anziani, custodi della conoscenza e giovani, ha anche sentito degli abusi subiti da così tante nostre persone in questa e in altre scuole residenziali. Durante il nostro tempo con Lei, è stato chiaro a tutti noi che ha ascoltato profondamente e con grande compassione le testimonianze che hanno raccontato del modo in cui la nostra lingua è stata repressa, la nostra cultura ci è stata sottratta e la nostra spiritualità denigrata. Ha sentito la devastazione che è seguita dal modo in cui le nostre famiglie sono state distrutte. Le parole che ci ha rivolto in risposta sono venute chiaramente dal profondo del Suo cuore e sono state per coloro che le hanno ascoltate fonte di profondo conforto e grande incoraggiamento. In quell’occasione ha espresso la Sua intenzione di venire a trovarci nella nostra terra e a suo modo ha espresso il Suo forte desiderio di esserci vicino.

E ora, Santità, Lei è venuto nella nostra terra in risposta al nostro invito e come Lei ci ha promesso.  Ha detto che viene come pellegrino, cercando di camminare insieme a noi sulla via della verità, della giustizia, della guarigione, della riconciliazione e della speranza. Siamo lieti di accoglierLa per unirsi a noi nel viaggio. Come ha riconosciuto nel Suo discorso a Roma, noi Popoli Indigeni ci sforziamo di considerare
l’impatto degli eventi e delle deliberazioni presenti sulle generazioni future. In quello stesso spirito, speriamo sinceramente che il nostro incontro di questa mattina, e le parole che condivide con noi, otterranno una vera guarigione e una vera speranza per molte generazioni a venire.

Santità, Kitatamihi, benvenuto nella nostra terra.