Un confronto per fermare l’inverno demografico

Oltre al Papa anche il premier Draghi agli Stati Generali della Natalità: intervista esclusiva al presidente del Forum delle Associazioni familiari De Palo

Un confronto per fermare l’inverno demografico
Il presidente del Forum delle Associazioni Familiari Gigi De Palo
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Oltre a Papa Francesco, ci sarà anche il premier Mario Draghi agli Stati Generali della Natalità, in programma il prossimo 14 maggio all’Auditorium della Conciliazione a partire dalle 9.30. Un evento on line organizzato dal Forum delle Associazioni familiari. Exaudi ha intervistato in esclusiva il presidente Gigi De Palo, da anni impegnato in un’autentica battaglia contro l’inverno demografico e per un fisco più equo a favore delle famiglie.

Cosa sono gli Stati Generali della Natalità?

Da cinque anni sto insistendo perché il Forum porti avanti il tema della natalità per affrontare quello più vasto delle politiche familiari. Bisogna far capire che se non riparte la famiglia, e quindi le nascite, non ripartono i consumi e potrebbe crollare tutto. Questa è la strada per ottenere più attenzione. Quindi gli Stati generali sono il modo in cui proviamo a parlare non solo al mondo della politica ma ci rivolgiamo al sistema Paese, allargando il campo per coinvolgere il mondo dei media, delle banche, delle imprese, dello spettacolo, dello sport.

E qual è l’obiettivo?

Servono a far riflettere una serie di realtà e di personaggi ai quali magari non viene spontaneo riflettere su queste tematiche, che non si rendono conto che anche i loro settori sono a rischio se non si ferma l’inverno demografico. Il ministro dell’Istruzione Bianchi ha appena lanciato l’allarme sul calo degli studenti con il rischio di chiusura delle scuole. È un esempio. Il nostro Paese è in una fase di grande cambiamento che non sarà sostenibile proseguendo su questa strada. Pertanto, vogliamo mettere seduti intorno a un tavolo persone che ragionino su questo. Anche di mondi che oggi dicono che per loro non cambia nulla, penso al sistema bancario o a quello immobiliare. Non è così.

Come si svolgerà l’incontro?

Ci saranno l’intervento del Presidente del Consiglio Mario Draghi, il saluto del Santo Padre e quelli istituzionali di ministri e autorità. Poi tre momenti. Il primo tavolo sarà “Natalità che impresa!” con gli amministratori delegati di Enel, Poste, Open Fiber e il presidente della Rai, moderati dal giornalista del Corriere Cazzullo, sul rapporto tra imprese e figli. Il secondo tavolo sarà sul tema “Nuove nascite, un buon investimento”. Parteciperanno al dibattito il direttore generale di Federcasse, Gatti, Sara Doris, presidente della Fondazione Mediolanum Onlus, madre di cinque figli, il ceo delle Generali, Sesana, e Chiara Bidoli di Rcs. Infine, l’ultimo tavolo, “Figli, una bellezza da raccontare”, coinvolgerà il mondo dei media, dello sport e dello spettacolo con il calciatore della Lazio Immobile e la moglie Jessica, l’attrice Anna Foglietta, Luca e Paola Bernabei della Lux Vide e i giornalisti Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, e Annalisa Cuzzocrea di Repubblica.

Speravate nella presenza del Papa?

Gliel’ho chiesto in maniera molto semplice durante un incontro. È rimasto colpito e aveva fatto capire di essere interessato. Siamo molto contenti che in mezzo ai suoi numerosi impegni abbia trovato il modo di essere presente.

E cosa vi aspettate dal Santo Padre?

In Italia sappiamo qual è la situazione demografica, conosciamo i numeri, abbiamo tutto chiaro ma siamo come un pugile che rimane sul colpo. Abbiamo chiesto al Papa di darci una chiave di lettura alta e altra. Di darci una sterzata dal punto di vista della speranza. La denatalità non è solo una questione economica ma anche culturale, i due aspetti vanno a braccetto. Il Papa ci può aiutare a parlare del perché non abbiamo più speranza: un figlio nasce dal desiderio di vita, di futuro.

L’inverno demografico, dunque, non è solo una questione economica.

No, ma l’aspetto economico è quello che in un certo senso condiziona quello culturale. Se fare un figlio non fosse così difficile, se non fosse la seconda causa di povertà, allora sarebbe solo un problema culturale. Il professor Rosina dell’Università Cattolica ha fatto parecchi sondaggi nel corso degli anni. Se si chiede ai giovani tra i 18 e i 29 anni cosa desiderano, il 94% risponde una famiglia e dei figli. E su quanti figli, l’80% risponde due o più. Se si chiede a una donna risponde che ne vorrebbe due. Ma in Italia se ne fanno 1,29.

Questo dimostra che l’aspetto culturale è condizionato dall’aspetto economico. È chiaro che a lungo andare diventa una mentalità. In un Paese in cui ci sono sempre meno figli diminuiscono i servizi per i bambini e anche culturalmente diventi meno propenso a immaginarti padre o madre. I grafici dicono che per quanto fossimo in una fase di decrescita, il crollo della natalità in Italia c’è stato dopo la crisi del 2008.

L’assegno unico che dovrebbe partire a luglio sul piano economico avvicina l’Italia all’Europa?

Siamo talmente in ritardo che troppe cose ci vorrebbero per avvicinarci… diciamo che muove la classifica per usare un gergo sportivo. Prova a mettere fine alla discriminazione fiscale. Però a patto che sia fatto bene. Il Forum ha lavorato per compattare il mondo politico. Il risultato è stato che il Parlamento (salvo 4 astenuti al Senato) ha votato questo provvedimento all’unanimità. Abbiamo convinto l’opinione pubblica della bontà di questa riforma ma bisogna farla bene. In altre parole, non si possono stanziare meno soldi di quanti ne servono. Sarebbe folle. Servirebbero 10-11 miliardi a fronte dei 6-7 previsti. O si fanno le cose bene oppure diventa un problema.

Perché?

Non basta la clausola di salvaguardia, perché la riforma non punta a un pareggio ma a migliorare la vita delle famiglie italiane. Altrimenti è una presa in giro. Draghi ha mostrato molto interesse, ne ha parlato spesso, speriamo che la riforma sia attuata bene. C’è poi una seconda parte, da fare speriamo l’anno prossimo, che è la riforma fiscale che tenga conto dei carichi familiari. Terzo pezzo, mettere nel Piano di ripresa e resilienza delle misure che aiutino la ripartenza della natalità. Vanno benissimo nuovi asili nido ma se non ci sono bambini che ce ne facciamo?

Il recovery plan può essere un’occasione?

Sono state illustrate le macro-voci, ora bisognerà entrare nello specifico. Il mio auspicio è che oltre a generare lavoro e innovazione ci siano misure per la ripartenza della natalità. Va bene investire nella sanità ma andando avanti così la spesa sarà insostenibile perché saranno più gli anziani dei giovani e chi pagherà le tasse per mantenerla gratuita? Non si tratta di fare figli tanto per farli ma di mettere i giovani nelle condizioni di realizzare i loro sogni. E in cima c’è quello di fare una famiglia. Forse il trend demografico non cambierà ma bisognerà arrivare tra 20 anni a un divario tra giovani e anziani diverso da quello che stanno evidenziando le stime. Altrimenti il sistema sarà insostenibile. Basti pensare al nodo delle pensioni o dell’assistenza agli anziani.

Il suo impegno parte con la campagna “Io sto coi passeggini” lanciata sette anni fa. Cosa è cambiato da allora?

Dal punto di vista della natalità niente, la situazione è solo peggiorata. Non è stato fatto nulla. La grande causa è che i governi in Italia durano poco e purtroppo queste politiche di riforma richiedono tempo. Penso che la vera vittoria sia di aver fatto votare a tutti la stessa misura: adesso la legge c’è. Se domani cade il governo, comunque la legge è stata votata da tutti e da lì si può ripartire. Si può modificare, migliorare ma questo provvedimento accomuna tutti.

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